Fuga da Arbatax

L'estate è un altro continente. Non è come le altre stagioni: l'autunno è dolce e malinconico, l'inverno è una bella prova da superare, la primavera è un risveglio dei sensi e della volontà, ma l'estate....l'estate è una terra straniera, vergine, una senza capi né regole. 
Non valgono programmi, sogni ad occhi aperti..sarà comunque diversa da come te la aspettavi, ed alla fine della giornata, sarà anche meglio.
Ancora una volta, i miei amici, la strada, la moto, me lo ricorderanno, in questo viaggio nella selvatica e aspra Sardegna nel 2011, l'anno della nostra Fuga Da Arbatax!!!
                                                        



Ancora una volta, l'appuntamento è sotto casa del Mollin. Anche quest'anno la tribù è ridotta: non c'è Carlo, e per la prima volta neanche Sax. Ma rispetto a Biarritz l'anno prima "guadagniamo" il grande Mollin, in sella ad un'endurone da strapazzo, Honda XR 250, mi pare. Brigg, venduto il suo storico XMax, si presenta con un onestissimo XCity. Nico sempre in sella all'inossidabile Bat-Cottero. Per me invece, è il primo anno in sella alla compagna fedele di tante ride (leggesi "raid", all'americana...sì lo so), la mia Sporty 1200. Tranquilli, non ha più quell'aspetto. 
La sera ci attende il traghetto da Genova verso Olbia, ci ritroviamo verso le 11 per fare con calma la splendida Aurelia verso est. 





Ultimi preparativi, e poi si parte. Finalmente, posso respirare l'aria della strada, dopo un altro anno a corrente alternata. 







Passando per il porto di Savona.



Arriviamo a Genova sul presto, ci rilassiamo a casa di Brigg, aspettando l'ora di andare al porto. Un panorama di Genova dal suo balcone.



Relax.



La sera prendiamo il traghetto. Questa la nostra sistemazione per la notte, decisamente confortevole, specialmente per la schiena.



Ma il sole che sorge sul mare di Sardegna ci ripaga della notte all'addiaccio.



Appena sbarcati, mi ricordo soprattutto del profumo. Nell'aria della mattina, l'odore del mirto selvatico era qualcosa di inebriante, una promessa ed un invito.


Lasciamo Olbia diretti verso sud, verso Arbatax, dove avevamo una camera in affitto per qualche giorno, base per le nostre esplorazioni dell'isola. I paesaggi si fanno subito selvaggi, monti aspri e boschi assolati.







Un meritato pit stop per la vescica di Nico.



Riprendiamo la strada verso sud. Il massiccio dietro Dorgali, Baunei è uno spettacolo, una perfezione motociclistica. Curve a non finire, paesaggi meravigliosi.


Ci fermiamo per assaporare appieno il luogo dove siamo. Mollin on the edge of Glory.


Va là che attrezzi che siamo. Renegade e i suoi pettorali ci fanno un baffo.



Ancora attraverso le pendici del Gennargentu.




Arriviamo al nostro appartamento (che per la precisione si trova a Girasole, una frazione di Tortolì) e ci sistemiamo. La giornata si conclude con una sonora sbronza a base di mirto e Ichnusa, di cui è meglio non mostrare foto compromettenti.
Il giorno dopo ci svegliamo all'una del pomeriggio con un gran mal di testa, la giornata non è granché, così decidiamo di guardare un po' i dintorni.
Alle rocce rosse di Arbatax. 




On the waterfront.


Qualche stradina fra gli eucalipti.



Per la cena siamo nel piccolo centro di Tortolì.



Il gelato sardo è talmente potente da piegare i cucchiai.


Il giorno dopo, il terzo sull'isola, finalmente fa un gran sole. Andiamo ad allucertolarci in spiaggia. Come potete vedere dal biancore di Brigg, per alcuni di noi era la prima volta dell'anno al mare (la dura vita dell'universitario..). Il povero Breigg la pagherà cara..quella stessa sera un ustione da troppo sole gli farà patire pene d'inferno!



Il giorno dopo, date le condizioni del nostro amico, decidiamo di allontanarci dal mare e dai pericoli del sole per dedicarci ad un'escursione sulla Punta La Marmora, il monte più alto dell'isola. Panorama della nostra organizzazione mattutina.



I paesaggi del Gennargentu sono splendidi. Se non fosse per il caldo a 38°, potremmo essere nelle Alpi.







Arrivati al punto di partenza del sentiero, molliamo le moto e cominciamo l'ascesa. Per qualche ora, l'unica altra compagnia all'infuori della nostra è quella di placide mucche al pascolo nelle macchie di bosco. 


Salendo, la vista si fa sempre più ampia, il sentiero più roccioso e stancante.







Ci siamo quasi.


Eccoci finalmente in cima. La vista è cibo per lo spirito, ti rimette al mondo. Nient'altro che il suono del vento, l'eco delle nostre piccole voci sull'orlo di tutto quello spazio. Sulla sommità, solo una croce a rinfrancare il pellegrino.



Scendendo, diamo un ultimo saluto alle nostre amiche mucche e ai panorami che quest'ascesa ci ha regalato.




Riprendiamo le moto, e prendiamo una lunga strada per tornare verso casa, attraverso il resto del massiccio. In questo paesino si preannuncia una bella festa: le dimensioni di quel porcetto sono annichilenti.


Proseguiamo mentre il sole cala, su per strade di montagna deserte se non per noi.





L'ultima luce del giorno illumina la montagna su cui riposa la città fantasma di Osini.




Il giorno dopo il buon Brigg sta meglio, possiamo tornare sulla costa. Meta di giornata è Cala Gonone, gioiello dell'Ogliastra.


La giornata trascorre nel fancazzismo assoluto. 



Verso sera è ora di tornare. La spettacolare statale 125 ci regala un altro tramonto sontuoso, sullo Stagno di Tortolì.





Il giorno seguente è ancora mare. Come definire questa giornata? Avventurosa è troppo poco. Noleggiamo un barchino per raggiungere Cala Luna, e salpiamo. Capitano è Brigg, Andrea primo ufficiale, io...mezzo marinaio. Nico se la bossa per un presunto mal di testa, che per lui si rivelerà provvidenziale.


Un tuffo nel blu.


Meraviglia.



Al momento di tornare, comincia l'avventura. Si alza il vento, e con il vento il mare diventa un po' mosso..niente di particolarmente spaventoso, ma abbastanza per mettere in difficoltà quel catorcio che il noleggio di Arbatax ci aveva affibbiato. Per cercare di "planare" fra un'onda all'altra, serve un contrappeso sulla prua. Il compito spetta al mezzo marinaio, che per i continui salti e sobbalzi rischia di frantumarsi la schiena (non planava un ca%*$). 
E non è finita. In queste condizioni facciamo ben poca strada e, come se non bastasse, ad un certo punto il motore si spegne, non c'è verso di riavviarlo. I cellulari non prendevano, niente soccorso. 
Infine due anime pie con un mega motoscafo ci danno una mano, e ci trainano fino al porto. 
La causa di quel ginepraio era il tubetto della benzina che si era staccato, cosa evitabile se sul mezzo fosse stata fatta la manutenzione che i noleggiatori ci avevano assicurato di aver fatto. BSTRD.
Torniamo a casa stanchi, le schiene a pezzi, inca**ti come faine, senza risarcimento e con una sana voglia di uccidere.
Il mirto ci darà il conforto di cui avevamo bisogno, ma l'evidenza è che ci siamo rotti le balle. E' ora di scappare. Fuga da Arbatax!!!
Il giorno dopo di buon'ora lasciamo la casa, il teatro di pietose serate a base di repliche di "Non è la Rai" e sbronze notturne, diretti verso la costa ovest.




Chi non vorrebbe il quarto premio?



Usciti dal Gennargentu, i paesaggi si fanno meno selvaggi e più dolci, mentre attraversiamo la Barbagia.








Qualche paesino perso nella campagna ci offre un po' d'ombra e riposo mentre ci avviciniamo alla costa occidentale, diretti verso Terralba.





Un ultimo rettilineo e ci siamo.


Uno scorcio della simpatica Terralba al tramonto. Passiamo una bella serata in compagnia di alcune nostre amiche, in vacanza da quelle parti.





Dopo esser andati a dormire alle cinque del mattino, il risveglio il giorno dopo è difficile. Ma fuori c'è un bel sole, una bella aria fresca, e la costa occidentale dell'isola è splendida in quella luce..selvatica e aperta, con quelle onde da surf!




Ci dirigiamo verso Alghero per la litoranea, che corre alta sul mare, regalandoci uno dei momenti più belli di tutto il viaggio. Guardate qua che set di onde da longboard.



Un'ultima pausa ad Alghero, prima di ripartire per Porto Torres, dove quella sera abbiamo il traghetto verso casa.


Calcoliamo male i tempi ed arriviamo a Porto Torres con troppo anticipo, dobbiamo aspettare qualche ora per l'imbarco. Stanchi per la notte praticamente insonne e per il viaggio, ci addormentiamo per terra.


Che ceffi..


Ma alla fine arriva il momento di salutare l'isola, e di tornare verso casa.


Un ultimo sguardo alla luce della Sardegna.


La mattina dopo siamo a Vado. La strada verso casa è lenta e pigra, nella canicola e nel traffico d'agosto. Come sempre, arriva il momento di tirare le somme di un altro viaggio. Non sarà stato epico come quello dell'anno prima a Biarritz...ma è stato bello. Avventuroso, selvatico, denso di incontri, esperienze...come dovrebbe sempre essere. E come ogni volta è. Come ogni volta il viaggio, che tu lo voglia o no, che l'abbia previsto o no, ti dà sempre qualcosa, qualcosa che non può essere ignorato, qualcosa che finisce per diventare parte di te, che cambia la tua vita, anche solo di poco. E questa volta non è stata diversa. Ero partito senza particolari aspettative, solo per divertirmi. E tutto è stato una sorpresa, una continua meraviglia, ed è stato bello. Per cui, ancora una volta, la lezione alla fine della giornata è di non partire per i motivi sbagliati: parti per partire.
E goditi la corsa.