CDR10: Anatta Fucuatta



Artwork by Andre

Giro Motociclistico del Decennale.


Innanzitutto auguri Alig.

Il giro si è svolto nell'arco del fine settimana di Ferragosto, un paio di giorni fuori, nella follia più tranquilla; purtroppo l'unico a mancare era Ca, impegnato in una trasferta oltreoceano. Con la nostra proverbiale fortuna, per il weekend era annunciata la più grande tempesta dell'estate 2015. 
Ma Marco Polo è stato forse fermato dalla sua allergia alle fave? No! Cristoforo Colombo si è forse fermato quando seppe di avere il varicocele? Nemmeno! Potevamo dunque fermarci noi, quando abbiamo saputo che avremmo incontrato violenti temporali, piogge torrenziali, possibili alluvioni fra le montagne? Assolutamente sì! Ma la furbizia non è mai stato il nostro forte.

 Andare in moto è il nostro forte.

Dunque eccovi, in due raccolte di fotografie (me la sento molto in questo periodo), i Momenti ed i Colori del nostro giro, per quello che è un mero tentativo di raccontare le mille atmosfere di un viaggio anche piccolo, l'euforia che ti è data dalla compagnia, l'adrenalina della velocità e delle curve a fionda, il senso di meraviglia dato dall'immensità della natura e del nuovo.


~ ~ ~

"Momenti"

Colonna sonora consigliata:




Just enjoy. 









































~ ~ ~

"Colori"

Colonna sonora consigliata:


Prima ancora della partenza, uno shock di buon mattino, senza manco un po' di vasella: Alig si presenta con un...un "coso"...specie di sedile...un coso in ecopelle che voleva mettere sopra la sella, per un maggiore comfort. Senza attaccarlo alla moto, solo appoggiato, "tanto l'ecopelle si attacca all'altra ecopelle per frizione".

Aligi ti amiamo. 


Anyway, dopo un BIENO di benzina, ci dirigiamo proprio lì, verso quel nuvolone nazista che nella foto sotto sembra bianco. Non lo era.


Ma la Forza scorre potente in noi, probabilmente in compagnia di altre sostanze nocive derivate da anni di abuso di Crispy McBacon.





Non siamo neanche arrivati a Sospel che Mitch e Alig si son già persi. Noi prendiamo per Olivetta, loro per Breil, quasi omonima del qui presente Breigg.


Walkin' tall.



Ma al termine della discesa ci ritroviamo magicamente. Sax per venire ha zanzato il mezzo al suo babbo, dato che il suo Red Arrow aveva un problema alle luci: partivano solo prendendo a calci la pedana.

MCCMNF.



Lo schieramento è decisamente variegato. Grazie a Dio. 


Proprio sulla cima del Tourini, al momento di andarcene dopo un pranzo delle 10 a base di panino ai crauti, porchetta e bargigli di tacchino (tocco di classe di Michele), ecco che il nuvolone nazista decide di invadere la Polonia. 

Preparandosi per la "bomba d'acqua" (Madonna i meteorologi), Mitch sembra un'astronauta sulla luna.



L'acqua cade talmente fitta che sembra nebbia, tutta la vallata sottostante è coperta da un velo latteo. Le forme aspre dei monti e dello strapiombo sono solo intuiti, cosa che rende il tutto ancora più impressionante.


Alig comincia la discesa a motore spento, dato che l'Honda aveva preso ad andare ad un cilindro. Fortunatamente in un paesino vicino al fondovalle c'è un capannone che ci ospita e ci ripara.


Per ragioni a noi oscure Alig però prosegue la discesa a motore spento, non lo vediamo più: dopo un quarto d'ora riusciamo a contattarlo al telefono e veniamo a scoprire che ha raggiunto il fondo della valle e si sta riparando sotto una gru. SOTTO UNA GRU: uno strumento per il sollevamento di merci e materiali, fatto di travi e alto non meno di 40 metri.
 Sarà l'effettiva comicità della cosa, sarà il sollievo di avere sue notizie, nel capannone scoppia una risata stratosferica generale, roba da tenersi le panze e rotolare in terra.

Tempo di recuperarlo con lo scooter (la moto rimane legata alla gru), e dopo un pranzo disgustoso servito da un sospettoso 1%er pizzaiolo, siamo pronti a scoprire se la moto riparte o no. 


Riparte! Si può riprendere la strada, sotto la pioggia che di tanto in tanto dà qualche tregua, mentre ci avviciniamo al parco del Verdon.



Fare pipì nei boschi è distintivo di un giro in moto più della moto stessa, credo.



Dopo l'ultimo monte, si para dinnanzi a noi il lac de Castillon con la sua caratteristica diga. Cosa strana: nelle altre volte in cui ci siamo passati insieme o da soli, nessuno si è preso la briga di sporgersi dal parapetto. 


La vista sottostante è abbastanza da scarabaccino.



Il Verdon prosegue la sua corsa verso le gole. E' proprio il caso di dirlo: viva la diga!


Cazzeggiamo un po' sulla sponda e facciamo l'ultima tirata fino a Castellane, dove ci aspetta la calda e attesa accoglienza di un hotel a 1 stella. 

Ci siete mai stati? Penso sia abbastanza raro, di solito sono almeno 2 stelle, o direttamente dei motel. 

Non era male, a parte qualche particolare inquietante, come un piano scordato che emetteva suoni funerei (su cui Sax ha provato ad abbozzare un requiem, almeno così sembrava), giornali impolverati di 16 anni fa e le decorazioni delle camera in stile antico Egitto (giuro, c'erano tipo delle teste di Tutankhamon in giro per la stanza - che Andre ha immediatamente pensato di usare per qualche beffa).




In città per il vitto serale, abbiamo tempo per altre squallide ma fantastiche peripezie. 



Dopo una cena in un posto coi menù tradotti in un italiano quantomai bislacco (mi chiedo come abbia fatto "foie gras de canard" a diventare "anatta fucuatta") e una crêpe della staffa in un locale che non accettava monete (?), Brigg dice la sua sul posto e piazza una bella vomitata nella piazza principale di Castellane, proprio sotto la rocca.


Dopodiché con nonchalance si pulisce la bocca, si chiude la giacca e fa "Vabbé, andiamo?".


Vani sono i tentativi di Alig di trascinarci nella discoteca dell'hotel, piena di scalatori strafatti di fragolino e speleologi che non esplorano figa da decenni. Il prezzo di entrata di 10 vaini è il colpo di grazia che ci manda tutti a nanna, ma non prima di trovare le teste di Tutankhamon sotto il cuscino, subdolo Andre.

La mattina dopo è chiara e cristallina, nella pigra aria di mezz'estate siamo di nuovo in partenza.


Hirtengesänge - Frohe und dankbare Gefühle nach dem Sturm



Ben ripieni di grassi e bei polli, attacchiamo le strette e suggestive strade che portano verso il lago, con la ferma intenzione di farci un bagno.



Alig era un vero spettacolo. Quando si metteva in carena sembrava che la moto fosse guidata da uno zaino e basta. Tarrellava come un alpino con le granate sulla schiena, per riconquistare la vetta.




Fare strada in gruppo è stupendo, ognuno ha il suo passo ed il suo ritmo, ma ci si ritrova sempre insieme, soprattutto quando camperisti olandesi decidono di fare tappo sistematico e non fanno passare nessuno.

Vi siete mai chiesti come si sorpassa certa gente? Con l'efficacissima e pericolosa manovra della "fionda". 
E' una tattica usata solo dai veri motociclisti, quelli duri e puri, quelli con il coltello nello stivale ed emorroidi a grappolo nelle mutande, e siccome RPLF ci tiene all'incolumità dei suoi lettori, non ve la spiegheremo.



Finalmente arriviamo in vista dello splendido lago, siamo accaldati, giovani e pieni di zuccheri; non vediamo l'ora di farci un bagno.






Dopo un veloce pieno in uno strano posto che mescolava benzinaio-meccanico-sfasciacarrozze (c'era la carrozziera completa di una Renault Fuego attaccata ad un muro - mi è rimasta impressa perché avevo un modellino uguale quando ero piccolo) ci dirigiamo unni verso il lago.


Ma una volta lì la sdilusione regna sovrana. L'acqua è si bella, ma solo dopo venti metri di fangazza putrescente che ti si appiccica sotto i piedi. Mi fa talmente schifo che desisto subito, e mi limito a pigliare per il culo i personaggi pacchiani del posto insieme agli altri. Ah, good times..



Questi tizi con un certo qual pelo sullo stomaco atterravano poco lontano da dove stavamo noi. Chissà se la sera prima anche loro si sfondavano di fragolino nella discoteca di legno dell'hotel.



L'unico eroe a farsi il bagno è stato, ovviamente, il mito Alig. Quella che gli vedete addosso è la calzamaglia da bici che si era messo per stare più comodo sulla legnosissima Honda. Potreste pensare di classificarlo fra i "personaggi pacchiani", ma è uno di noi e questo lo rende un innovatore, un eroe dei tempi moderni.


Dopo un branzo di lavoro con il presidente brusso, le forche puntano verso est, di nuovo verso l'Italia. Ma prima ci aspetta tutto il lato sud del canyon che, ci dice un motociclista francese, teoricamente è il lato da visitare prima, nella direzione opposta: questo perché se uno si vuole fermare ad un belvedere si può accostare comodamente alla propria destra e non è costretto ad attraversare pericolosamente la strada stretta e tortuosa.

E' una di quelle cose talmente logiche e semplici che, quando la scopri, retroattivamente ti fa sentire un'idiota per tutta la tua vita fino a quel momento. Ma lo nascondi abilmente e ti limiti ad un "Aaaaah, giusto" di moderata sorpresa. Che poi chissene frega se hai fatto il giro anti-orario, tanto la roba è sempre la stessa da millenni, e il fiume, i monti e gli strapiombi, e che palle. Stupido gentilissimo estraneo.


A proposito, grazie per averci indicato la strada, ci stavamo perdendo.





Da questo ponte, gettato su uno dei punti più bassi del canyon (ma comunque alto un paio di centinaia di metri), la gente si buttava con l'elastico. Sul greto del torrente in basso, ben visibile a chi si lanciava, c'era scritto "Rest in peace". Che tegami.


Lasciato il parco sembra che il ciclone di mezz'estate abbia ancora voglia di scassare il belìno. Poco male, stiamo per percorrere una delle strade più belle di queste zone, la Route Napoleon. 


La Route si arzigogola su per qualche bricco per poi scendere vertiginosamente verso il mare, che ci si presenta all'improvviso, dopo un ultimo valico nuvoloso. 


La vista è più inebriante del mussodromo al mare il sabato pomeriggio, e Mitch aggallato ne approfitta per testare il top speed del suo mezzo.



Non che gli altri si tirino indietro eh...il bello di andare in un gruppo variegato, come ho già detto, è che ognuno va al suo passo, si diverte come sa fare in proprio, e poi ci si ritrova comunque, soprattutto per confrontare i segni delle pieghe sulle gomme, e vedere chi le ha chiuse.

Qui Alig scende talmente forte che la reflex in modalità sport non riesce a mettere a fuoco neanche lo sfondo. Un fulmine grigio.


Finalmente sulla costa, ci attende un'ultima sunset ride, il sole alle nostre spalle, il nero davanti, per l'ultima pioggia di questo viaggio.

 Ma alti sulla Corniche la giornata ci regala un ultimo spettacolo, uno splendido arcobaleno ci indica la strada.


Dopo l'estatica corsa, verso le otto di sera ci raggruppiamo un'ultima volta sull'ormai famigerata scogliera di Ventimiglia, quella che per qualche mese ha ospitato vari migranti bloccati alla frontiera dalle autorità francesi.

Una ragazza ci passa vicino chiedendo di non fare foto. Il motivo di questa richiesta mi è abbastanza ignoto, ma non posso esimemermi dal cercare di catturare l'ultimo momento del giro, mentre il crepuscolo cala e le ultime propaggini della tempesta si allungano sul mare, sul promontorio di Mentone, e due pescatori sfidano la noia della tiepida sera.


Finisce così il giro. A piccoli gruppi, staccandoci, torniamo tutti verso Sanscemo, infreddoliti dall'ultimo bagno e muti nel momento.
Ma una cosa è certa, e se ce l'eravamo dimenticata ora l'abbiamo imparata di nuovo: la CDR è tornata al posto che le spettava, sulla strada. 

Proprio lì, accanto al Billa di Pian di Poma, dove c'è quello zucculùn da battaglia che mamma mia.

~ ~ ~

Spero vi siano piaciute le avventure che vi ho narrato in queste tre puntate.
Se sopravviviamo, per i vent'anni della CDR stiamo già pensando ad un altro progetto:
CDR20 - Il Film.
Il casting è aperto: si cercano ragazze (possibilmente maggiorenni, ma non per forza); inviateci le vostre candidature a workwithus@brazzers.com, e siate creative!

Per il resto, chiunque siate, dovunque siate, qualunque moto abbiate: impennateci, tarrellateci, viaggiateci, e avrete tutto il nostro morboso affetto.

✠ ✠ ✠



I wish I was a headlight on a northbound train
I'd shine my light thru' the cool Colorado rain