IKE

Non tutti possono dire di avere la fortuna di sapere esattamente quando è iniziata una determinata passione, quando si è accesa per la prima volta una fiamma inestinguibile, quando è avvenuto il colpo di fulmine. No, non parlo di ragazze (anche se il discorso direi che è uguale!), sto parlando delle famose due ruote che muovono l'anima...le moto.
Fino ai 12-13 anni non avevo mai dato molto peso a questi rumorosi ferracci e scooter che sentivo o vedevo passare per la strada...li lasciavo ai miei amici, i miei interessi erano altrove. 
Fino a quando, una domenica di sole primaverile, giocando a calcio in un campetto di Ospedaletti (vicino Sanremo, dove sono cresciuto), un mio amico - il primo fra noi a possedere una moto - si presentò con il suo beta 50 da enduro, una moto che pur essendo il minimo di cilindrata e anche parecchio scalcinata, era piena di promesse e trasudava grinta come fosse olio. 
Pur avendo disdegnato fino allora le moto, non potei sottrarmi al rito di chiedere "Mi ci fai fare un giro?". Con mia sorpresa la risposta fu sì. Inforcai quella bestia a schiena alta, un calcio alla pedalina e il motore prese vita sotto di me, con il suo caratteristico rumore graffiante. Il mio amico mi spiegò: "ora schiaccia la frizione e tira giù il pedale delle marce...ecco così...ora dai un filo di gas e lascia piano la frizione...piano...PIANO....HO DETTO PIANOOOO!!!"...troppo tardi. Preso da non so che istinto avevo accellerato a martello e lasciato la frizione di botto. La moto si impennò e cadde rovinosamente, io rimasi in piedi per miracolo. Mortificato per la moto del mio amico (che comunque non si era fatta quasi niente) e pieno di vergogna, non potei fare a meno di notare che qualcosa si era acceso dentro di me. Una sorta di pungolo costante e insistente si fece pian piano strada dentro il mio cuore, quella stessa notte, ripensando a cosa era successo. Era fatta. Ero un motociclista.
La mia prima moto (vabbè, motorino, ma per me una Moto diventa tale quando acquisisce una storia, quando i chilometri l'hanno battezzata, quando leghi a lei la tua strada...per quanto mi riguarda, anche uno scooter può arrivare ad essere una moto) arrivò l'estate dopo, una Vespa LX 50 nera, sella beige, lucida al sole estivo. Scarrozzò il mio sedere più o meno fedelmente per un paio di anni e anche più, fino a quando non arrivò in famiglia una strepitosa Vespa Primavera del '76: come dice il nome, la mia Prima VERA moto...perchè per me le moto devono essere così, con una storia, con un nome, con un carattere, pochi fronzoli...e quel vespino nonostante la sua veneranda età di carattere ne aveva da vendere. L'estate del 2008 fu un'estate randagia, piena di viaggi, giri, campeggi, per la prima volta potevo spaziare sulle montagne liguri e piemontesi in compagnia dei miei più cari amici, con cui avevo anche fondato un piccolo motoclub, la Compagnia Della Ruota, ancora oggi vivo e vegeto anche se un po' narcolettico.
Mio malgrado dovetti dire addio all'LX, la cui vendita andò a finanziare l'acquisto di un'altra Vespa, un PX del 2003, una caffettiera da guerra da affiancare alla più raffinata e signorile Primavera.
Con il PX allargai ancora di più i miei orizzonti, senza smettere di sognare le strade europee: nel 2009 mi portò in Corsica, sempre con la CDR, e l'estate del 2010 mi regalò il viaggio finora più bello e pregno di significato della mia vita. Da Sanremo ci muovemmo alla volta dell'Oceano Atlantico, mèta Biarritz, capitale del surf europeo. Furono giorni selvatici, attraverso le bellezze della Costa Azzurra, le paludi della Camargue, i terrificanti Pirenei, infine le dolci colline Basche fino a sentire il salino del mare nell'aria. Tornato dopo due settimane di quell'estasi potevo dirmi definitivamente cambiato, pronto ad accettare l'invito della Strada in qualsiasi momento. 
E arriviamo ad oggi. Grazie a mia madre, che fu abbastanza matta da aiutarmi nell'acquisto di una Harley (per me era la moto per eccellenza, non avevo dubbi che una volta cresciuto avrei guidato una di queste) ora avevo per le mani un passaporto per ogni frontiera che potessi concepire. 
Trasferitomi a Roma (dove sono nato, tanto per la cronaca) per motivi di studio, mi divido fra la capitale e Sanremo, dove ho lasciato i miei, i miei amici della CDR, e tanti bellissimi ricordi.
E quando arriva il momento di andare su, o tornare giù, quello è il mio momento preferito, di cui assaporo ogni attimo...i bagagli in bilico sul parafango, i preparativi, il momento di accendere il motore..poi si aprono le porte del garage, e sono nel mio, io e lei, sulla Strada.