SP #20: Lucio



Lucio Saletta

It's a Gas-Gas Gaaas


L'afa collosa e nausebonda di giugno si scioglie in una ventata d'aria fresca quando il traffico della metropoli improvvisamente si apre. 



Apri anche tu e l'osceno risucchio delle drag annulla ogni suono mentre svicoli fra le macchine e imbocchi il sottopasso della ferrovia.



Luci arancioni di galleria per un attimo confondono le pupille e quasi non distingui la ferocia con cui un tbar si fa strada dalla direzione opposta.



Con un lampo assordante distingui appena una motocicletta sfilarti accanto in una nuvola di colori e vecchio metallo.



Nulla di più mentre fai appena in tempo ad alzare due dita in segno di saluto prima che il momentaneo abbaglio di sottopasso gorgogli via.



Ma se - e solo se - hai culo, puoi avere il culo di ritrovare quella motocicletta placidamente addormentata fuori da un locale di Testaccio qualche giorno dopo, e conoscere così Lucio, il proprietario di questo splendido Ironhead.
Sorry, questa splendida Ironhead. Le moto son donne. 



Come da copione, interventi meccanici (alla mia moto), aggiornamenti estetici (alla sua moto), lauree (alla mia vita) ritardano sempre gli appuntamenti, ed è di nuovo primavera quando finalmente io e Lucio siamo abbastanza liberi per rincontrarci e organizzare una piacevole uscita pomeridiana.


Prima di raggiungere la bucolica location designata per fare due foto e soprattutto due chiacchiere, dobbiamo svicolare nel suddetto traffico, fra scooteroni che sembrano boiler e boiler che sembrano...automobili.


Ma almeno siamo i Re del semaforo.


Il delirio cittadino dura poco, la mia moto se la cava e quella di Lucio è agilissima fra le buche e le trappole che infestano le strade di Roma. Certi giorni è davvero allucinante. Seriamente, a volte sembra di essere in uno di quei corsi di guida della Polizia, dove devi evitare cartonati a forma di mamme con passeggino che si lanciano in mezzo alla strada, scolaresche in libera uscita che spuntano dall'angolo cieco, vecchietti che bruciano lo stop etc etc. Avete capito. Spero. Sono spesso involuto nelle mie spiegazioni.


Ma come altrettanto spesso accade a Roma, basta uscire da quella cerchia urbana che così sovente reprime velleità motoristiche, per trovarsi persi nella splendida campagna laziale, fra casolari antichi e dolci colline di erba bassa, appena in fiore al sorgere della primavera.


La sensazione ad andare in moto e sentirsi avvolti dal sole e dal profumo è quella di innegabile euforia: come spiegarla, se non col mezzo Indian Larry che Lucio spara a 70 all'ora dalle parti di Porta Medaglia? 


Descrive perfettamente la smania che ti prende a percepire l'arrivo della nuova stagione, una in cui finalmente puoi andare in giro senza congelarti i maroni o fradiciarti fino alle mutande per fare i due chilometri fino al ricambista. Chiamo così questo poetico gesto barbaro, ovviamente, in omaggio all'uomo che lo sdoganò per le folle, e tenne accesa la fiaccola in anni di buio, lo Sciamano del Chopper.



Giunti finalmente in camporella, prendiamo per uno sterrato che ci porta dritto in mezzo ai campi coltivati, ma non prima di aver forzato la sbarra d'entrata: siamo motociclisti, i motociclisti sono cattivi.


E fra lontani suoni di trattore e colline di tufo (credo, intendo quella roccia scoscesa lì dietro) possiamo finalmente chiacchierare un po', della moto, e di come è arrivata fra le sue mani di rider senza ritegno.



Il mezzo è un XLX del 1985, ovvero l'ultimo "Ironhead" prima che gli Sportster diventassero Evolution. La cilindrata è un 1000, che unita al santo carburatore CV e un paio di drag assicura una certa qual dose di tarrello su cui fare affidamento.


Sulla moto sono state apportate quelle modifiche leggere ma sostanziali, per variare sul tema della strepitosa linea stock delle vecchie Ironhead e Sporty Evo, concedendosi dei tocchi a metà fra il chopper e lo scrambler. Per capirci, quella linea spoglia e cazzuta che ci fulmina dalle foto di Dougie Poo & Co., quando scorrazzavano con gli Hells di Berdoo sotto la lente di Bill Ray nel '65.




Il particolare che avrete notato è il fatto che il t-bar che ho menzionato più su è sparito, lasciando spazio ad un avantreno più armonioso nelle linee. A prenderne il posto è un buckhorn della Bates (nome che ai cultori della materia suonerà molto familiare, anche se non vi è attinenza con l'altra Bates, quella degli anni d'oro), su cui restano le manopole originali. A tenerlo fermo ci pensano due discreti ma bellissimi riser Biltwell, altro marchio che sforna pezzi di livello, adatti a moto vecchie e nuove.


Il faro rimane originale con la sua celebre "palpebra", insieme al peanut il particolare che ha fatto la storia dello Sportster (e dell'HD, che forse senza Sportster a quest'ora venderebbe pane panelle e patate fugghiute).


Le piastre sono originali così come le forche, quelle da 35 più snelle di una modella di Victoria's Secret - senza ovviamente i disturbi del comportamento alimentare. Sul cerchio da 21" spicca una gomma Pirelli da trial, ottimo compromesso fra look e risparmio, senza inficiare la tenuta di strada. E su quello garantisco io, vedendo lo sludo con cui Lucio muove il suo mezzo.


Entrambi i cerchi a razze originali vengono sostituiti in favore di quelli a raggi. Nulla contro le razze (ce ne sono di clamorose che hanno fatto la storia del chopper), ma su uno stile di moto così, c'è solo uno stile di cerchi del genere.
Devo dire, non ho mai citato quel famigerato video in uno dei miei articoli, ho resistito per anni, ed ora mi sento un essere umano peggiore solo per essere ricorso a questa citazione così facile e stupida.


Oh whatever. Torniamo alla moto: anche serbatoio dell'olio rimane l'originale HD, mentre la batteria - caso curioso - è solo la terza in ordine di tempo, per una moto che ha 31 anni. "Qualche tempo fa mi è morta e sono andato a prendere la nuova da Luca a Marmorata", ci informa il nostro eroe, "per curiosità Luca ha controllato il codice della vecchia: siamo scoppiati a ridere quando abbiamo visto che risaliva al '92. Mai cambiata da allora!".


La sella è una di quelle classicone che equipaggiavano le Ironhead degli anni '70, quelle coi bottoni per capirci. Bisognosa però di un rifacimento, Lucio ne approfitta per darle un'impuntura tuck & roll, che contribuisce all'indole sportiva del mezzo, sempre pronto alla rissa, fra asfalto e sterrato.



Il retrotreno ha la finale a catena, molto più nervosa e scattante della cinghia. Gli ammortizzatori sono quelli originali, mentre il parafango di serie viene sostituito con uno di uno Sporty più recente: questo perché la "skirt" laterale del fender è un po' più lunga sotto i supporti rispetto a quella originale, e sagomata a dovere da Lucio riesce a seguire meglio la linea della gomma e coprire quello spazio vuoto dato dall'altezza degli ammortizzatori. 



Anche il CV viene fatto oggetto di dovute attenzioni: uno dei pezzi più onesti e sfruttati che si possano trovare su un'HD, non c'è ragione per cui non possa avere anche lui un po' di gloria. Povero piccino. Il carburatore è un po' come quando mangiate del maiale: quando qualcuno ti dice "Farei qualunque cosa per te", non lo dice sul serio, ma - indovinate un po'? - il maiale lo ha fatto davvero. Il maiale è letteralmente morto per voi. Ci avete mai pensato, eh? Ogni volta che mangiate del prosciutto? No che non ci avete mai pensato, vi basta ingurgitare bacon, senza pensare al sacrificio che fa per voi. Egoisti. Superficiali. Senza amore per il maiale. O il CV.



Chiedo scudo. Mi piace il maiale e stasera ho bevuto troppo. In ogni caso, il filtro è della Moon, e il cazzillo che regge il cavo aria è di Pangea. 20 roiz di benessere. Pensateci sopra.
La serratura della chiave è rotta, e Lucio trova un modo di piratesco di metterla in moto, ovvero con la punta di un coltello. 



Ma ne sono sicuro, il pezzo che ha catturato il vostro sguardo è sicuramente il serbatoio, quel peanut dalla verniciatura così estiva e soleggiata. "La moto la presi nel 2010. Era stata realizzata ad Empoli, da 0571 Garage, ed il serbatoio l'aveva verniciato Roby Larogna di Custom Design". Due dei nomi più noti della scena custom italiana, uniti nella firma sul ferro di questa motocicletta.


Anche se, ci racconta Lucio, sette anni fa la moto non si presentava proprio così. "Andai a Grosseto a recuperarla, e veniva con un carburatore Super E, un mini dragbar bassissimo, e niente freno davanti". Insomma, quest'avventurosa Ironhead non si è fatta mancare nulla; con Lucio in sella tantomeno, di certo per niente intimidito da questa prima impostazione della moto - un po' funky, come dire. 




"Appena dopo averla presa son partito per il Kustom Weekend, in Toscana", ci racconta Lucio con un sorriso,"feci tutto il viaggio d'andata con il serbatoio dell'olio che pisciava un po'. Non gli diedi molto peso, ma quando tornai a Roma scoprii che c'era un buco nel serbatoio, ed ero andato e tornato praticamente senza olio!". Poi dicono che le moto vecchie non valgono una cicca.


Ma dopo questa ed altre peripezie, nonostante avesse retto con testardaggine, era ovvio che il motore avesse bisogno di un po' d'amore: "Il motore è stato rifatto da G Garage, e dopo aver cambiato anche la pompa dell'olio di recente e sistemato la carburazione, gira come un'orologio", dice Lucio con soddisfazione.


E' altamente probabile che molti si sarebbero stancati, dei pensieri e delle minime attenzioni che servono a tenere marciante una signora con questo vissuto alle spalle: non Lucio però. Hanno avuto alti e bassi, ma sono ancora insieme a razziare per le strade, sopravvivendo anche a due anni di separazione.



"Qualche anno fa ho avuto bisogno di un deciso cambio d'aria", ricorda Lucio,"all'epoca lavoravo nella tostatura del caffé, e quasi per scommessa risposi ad un annuncio di una torrefazione di Melbourne, in Australia, che cercava gente con esperienza".



Ma a volte la vita non aspetta, ed il bisogno di andare era troppo forte. "Alla fine partii lo stesso, senza risposta, senza programmi. Stavo a Melbourne già da qualche settimana per conto mio, quando l'azienda del posto si decise a rispondermi".



"Mi fecero lavorare lì per un paio di mesi, per poi mandarmi ad Adelaide, sulla costa sud dell'Australia", prosegue Lucio riflessivo, "alla fine rimasi laggiù per praticamente due anni".



Giorni diversi, selvatici, di cui Lucio si ricorda con nostalgia, soprattutto quando parla del mezzo che usava per muoversi in the land Down Under. "Avevo trovato un Maggiolone VolksWagen del '75, era bellissimo, giallo. Purtroppo un giorno lo trovai bruciato, era una cosa che capitava spesso da quelle parti", conclude rammaricato. Non si scappa mai molto lontano dall'amore per il ferro vecchio.



Il che ci riporta ai nostri giorni, e al momento del ritorno. "Non ho mai venduto la moto: quando sono tornato l'ho tirata fuori dai due anni di letargo in cui era caduta. Un po' di manutenzione, ed ho ripreso ad andarci e trasformarla." Come il vero amore, quello che resiste al tempo e alla lontananza.




Un'attitudine che fa onore a Lucio e la dice lunga su come ci si comporta verso una partner fedele, alla facciaccia di quelli che non si riescono a tenersi una moto per due mesi, o si vendono lo Sporty perché s'è svitato lo specchietto. Ed ora Lucio e la sua Ironhead sono back in business, tornati di prepotenza sull'asfalto di Roma.
A questo punto la domanda mi sorge spontanea, e gli chiedo se la sua moto abbia un nome. "Non ci ho mai pensato", confessa sinceramente, "ma immagino Marilyn sia un buon nome". "Dal nome dell'attrice?", insisto. "No, da Marilena, mia madre", risponde Lucio.



That's it. Le moto son donne, le migliori sul pianeta. E considerato che anch'io ho chiamato la moto come mia madre, l'ultima risposta mi dà una certa soddisfazione, come tutto il resto di questo pomeriggio primaverile. Riprendiamo le moto con la promessa reciproca di un giretto, ogni tanto, così da non abelinarmi sempre in giro da solo. Sembra che nessuna abbia più voglia di andare in moto, o riesca a far senza, dico a Lucio.
"Noo...MAI!", risponde. Amen.


Well it's aaalriight noow, in fact it's a gas..



...but it's aalriight, I'm Jumpin' Jack Flash it's a gas gas gaaas

✠ ✠ ✠

Direttamente dall'epoca in cui Hells Angels e Rolling Stones erano ancora amici.