SP #26: Mirko


Mirko Marinelli.

Everybody's got a hungry heart.


E' il primo finesettimana di ottobre in cui comincia a fare veramente fresco. Il giorno prima aveva portato su Roma ed il Lazio nuvole cariche di pioggia, spazzate via nella notte da un rapido vento freddo di tramontana.


Latina non dista molto dalla capitale, sono una settantina di chilometri: in una comparazione fra la Città Metropolitana e la Greater LA Area, poco meno di quello che passa fra San Bernardino e Venice (via dei Pescatori ad Axa?).


L'accostamento fra queste due culle della civiltà motociclistica fuorilegge non è casuale. Se Roma è il centro propulsore di una realtà custom crescente vieppiù, Latina è la naturale costola che ormai da qualche anno ha giustamente acquistato una dignità propria, grazie al nome e alla sapienza della famiglia Marinelli, e le creazioni del vulcanico Mirko.


Creazioni che vedono una chiara origine nella venerazione di Mirko verso un altro luogo mitologico del chopper, situato un 600 chilometri buoni sopra la fornace della Southern California: la fresca e ventosa Bay Area, da cui discendono nobili progenie di motociclette quali il digger o il norcal.



Mi è subito chiaro, però, che oltre alle motociclette della Motofficina Marinelli, l'unica cosa in comune con la Bay Area stamattina è il freddo e il vento. Sono le nove e mezza quando esco di casa e mi fiondo sulla scassatissima Pontina, diretto a sud. Mi assalgono in simultanea un vento gelido che mi manda il casco sulla nuca, una quantità tossica di esalazioni letamose dai camion e dai campi, e non ultimo un mal di panza dovuto forse alla terrificante combo mattutina di muffin di autogrill, e succo d'arancia gelato.


Ma potrebbe andare peggio (potrebbe piovere), dunque abbozzo e proseguo mentre il sole comincia a fare il suo lavoro e riscaldare l'aria del mattino. Dopo le ultime vertebre crepate dalle voragini della Pontina arrivo alla città, e seguo le vie a rigorosi angoli retti fino ad una tranquilla traversa di un ordinato quartiere residenziale. In fondo ad una discesa laterale, ecco un garage che cela al suo interno storie, moto e persone meravigliose.


Ad accogliermi è Mirko, con un sorriso sotto il capello e la barba. Mi lascia carta bianca, e chiacchieriamo mentre lui si adopera su una moto per un cliente (uno sportster promettente, telaio rigido e forca impennatissima), ed io faccio del mio meglio per dare giusta gloria fotografica alle notevoli motociclette che affollano l'officina.


La prima che noto è un Softail Evo di un elegantissimo verde, memore, per le soluzioni e l'estetica (e non ultimo l'utilizzo di un serbatoio Cole Foster), di alcune creazione del Magic Boy di Salinas. La vidi per la prima volta ad un evento in spiaggia a Fregene, la bellezza di sei anni fa, sempre in ottobre: non ha perso un grammo della sua grazia.


Un'altra giace pigra e con una gomma sgonfia contro una parete ornata da un murale di un Hot Rod che strappa a tutta velocità. Nella sua pulizia che cela una complessità di operazioni e soluzioni notevoli, è un perfetto biglietto da visita delle capacità e dichiarazione d'intenti di Mirko.


La base è un motore Sportster 883 del 2000, a ribadire la versatilità dello small block di casa Harley. E' anche l'unico componente che viene lasciato relativamente intatto: tutto il resto viene modificato o creato dal nulla da Mirko.


Il telaio rimane originale (si fa per dire), modificato pesantemente nell'avantreno, in cui vengono effettuati un drastico allungamento ed innalzamento del trave, per ottenere una stance a metà strada fra un digger e il norcal, riuscendo così ad omaggiare due generi in un colpo solo, con un risultato perfettamente equilibrato; il telaio viene anche moldato in alcune parti sensibili, e dotato di barre rigide fatte a mano. 


La verniciatura è opera condivisa di Emanuele Gizzi, che ammanta di nero telaio e carrozzeria, e Simona Trozzi, che realizza uno splendido tema tropicale surfistico benessere estremo sul serbatoio; entrambi sono locals di Latina.


La sella, una volta realizzata la base, è trapuntata dal sellaio di fiducia di Mirko, ovvero Giovanni Mazza di Arcadia, sempre di Latina. Ma il particolare che indubbiamente piazza la zampata del panteròn (sic!) è la splendida forca springer.


Ogni singolo componente della forcella è realizzato a mano, in misura metrica per evitare rotture di balle. L'ispirazione arriva un'altra volta dai mostri sacri della Bay area, in particolare le springer "strette" realizzate da Century Enterprise negli anni '70, che cambiarono il gioco per l'estetica Norcal.


Mirko adotta una miglioria niente male, una sgamata apprezzata addirittura dagli stessi mostri sacri a cui si è ispirato: le originali venivano infatti realizzate con una piastra imbullonata e regolabile. Il rovescio della medaglia era però che alle alte velocità, la forcella sbacchettava tremendamente. Dave Perewitz e Barry Cooney (due ultimi insomma), in visita a Latina e dintorni dove sono sparsi alcuni membri italiani degli Hamsters, notano che Mirko ha invece saldato la piastra, eliminando alla radice il problema: con un cannotto all'inclinazione giusta non c'è alcun bisogno di regolazioni e la moto fila dritta come una spada.


I due vecchi buontemponi lodano il lavoro e l'intuizione di Mirko, e Barry Cooney non può esimememersi di autografare il serbatoio; un endorsement più che meritato per il nostro amico.


Chissà se a vedere questa moto, o il 1340 di cui vi parlerò a breve, che memorie sono risalite per la mente di Mr. Cooney...forse quando era anche lui un giovane smanettone di motociclette, e tirava fuori uno degli Ironhead più belli e famosi della storia, immortalato sulla copertina di un Custom Chopper giustamente imperdibile (infatti non lo riesco a trovare).



Di tutto questo, potete leggere (oltre che sul giornale in sé, se siete riusciti a trovarlo), sull'unico vero blog, Loserrules. Buona lettura.


Ma la deriva californiana di Mirko non si ferma certo qui. Venduto il suo storico Sportster, è su un Evo che il nostro eroe prosegue la sua Hero Quest (vi ricordate Hero Quest? Il gioco da tavolo fantasy? Mi piaceva un sacco guardare la figura sulla scatola, del gioco non c'ho mai capito una sega).


Detto fatto, trovato un motore del 1985, ovvero primo anno della configurazione Evolution, ma ancora col basamento ed il cambio 4 marce uguali ai precedenti Shovel, Mirko procede a praticare le sue arti magiche su tutto il contorno.


Confeziona quindi un telaio rigido super stretchato sull'avantreno, con tocchi di molding raffinatissimo in punti dove non ti aspetteresti: sono anche i dettagli a fare la motocicletta, e sul suo mezzo personale Mirko non si risparmia certo: "Questo 1340 racconta un po' la mia storia", ci dice con un sorriso il proprietario.


Ed il risultato è bestiale: una moto che stupisce per potenza ed eleganza, imponenza e leggerezza nello stesso tempo; a forcarla lo springer Bay Area diventato segno distintivo delle motociclette Marinelli: ovviamente realizzata a mano, insieme al disco e insieme a pressocché qualsiasi altro pezzo della moto al di fuori del motore e della trasmissione. 


Manubrio, comandi, scarichi, serbatoi dell'olio e della benzina, la sella, il sissy su cui torneremo più avanti, oltre ai già citati telaio e forcella, escono tutti fuori dal tornio e dalle mani di Mirko, e da ore e ore di duro lavoro, senza peraltro mai sottrarre tempo alle moto dei clienti. A true labour of love.


Ma come già detto, sono spesso i dettagli a rendere unico un qualsiasi lavoro, specie quei dettagli che nascondono storie di vita: e questo mezzo non fa eccezione. Le manopole in stile Tommaselli, ad esempio: sono un semplice pezzo da catalogo, ma quello che le rende speciali è che sono un regalo fatto da un amico siciliano, in occasione di una delle numerose puntate in Sicilia di Mirko per la Racalmuto MotorFest.


Un evento sempre più interessante che si sta affermando nel panorama italiano, a cui Mirko prende parte stabilmente da qualche anno, in compagnia della crew di Lowride che ha documentato il viaggio attraverso gli arcaici e dionisiaci paesaggi siciliani.


E a proposito di dettagli, nerdando un po' ci tengo a dire che quello "swoop" - notate prego il tocco di molding che accoglie la filettatura sul telaio - che rende il sissy così stabile e armonioso, è un tipico elemento del South Bay style reso iconico da scarsoni come Joe Hurst e Dick Allen.


Ne potete vedere un esempio su una delle tante versioni del Panshovel di Joe Hurst, nelle foto prese senza vergogna dall'articolo di McArt, uno dei migliori blog in giro quando non riuscite a dormire. By the way, le foto furono fatte da Ed Roth per il suo Chopper Magazine, e per l'occasione fu lui stesso a soprannominare la moto "The Hustler".


Ma la sua applicazione più vistosa la troviamo sulla leggendaria Loco-Motion, il knuck con cui Dick Allen ha scritto un capitolo fondamentale per quello che è, se vogliamo, un piccolo ma ricchissimo pezzo di una certa cultura americana, la storia di questa arte a due ruote.


La funzione pratica in questo caso era primaria (foto presa da qui): lo swoop era fondamentale affinché il sissy reggesse quel grosso barilotto che altro non era se non un serbatoio di riserva, necessario alle frequenti sgroppate continentali che questo precursore si smazzava in continuazione. Per il maggior riconoscimento che si dovrebbe a quest'uomo, per molti degli elementi che creò, usò, e lanciò in uso, e su cui guadagnarono altri (copyright e brevetti erano un concetto molto elastico, come dire), vi rimando a letture che vi informeranno meglio, e di cui anche Loserrules è pieno.


Insomma quando ho detto che ogni dettaglio nasconde una storia non cazzeggiavo. Che dire allora della verniciatura che ricopre carrozzeria e telaio, con quell'aria liberty ed esotica? 


"Ho passato giornate intere al telefono con un mio amico, Roberto di Custom Design, per parlare della verniciatura", racconta Mirko, "ore e ore a raccontare cosa volevo che la verniciatura raccontasse".


"Le donne sono sempre state figure importanti nella mia vita", sorride Mirko un po' malinconico, "gioie e dolori, come dire".


La scelta del colore cade su un classico ma sempre elegante nero, su cui Roberto stende colori dai riflessi marmorei e dorati. "Volevo insomma raccontasse un po' del mio vissuto. Nulla mi è stato regalato, tutto l'ho guadagnato con il cuore". Ed un gran lavoro, oserei aggiungere.


Ma se c'è una parola che viene in mente ascoltando Mirko e parlando con lui, è proprio questa, cuore. "La moto dipende dal cuore", ribadisce: "assume un'anima man mano che ci lavori sopra, quando un amico ti regala un pezzo, o te la vernicia dopo averti ascoltato per giorni".


"Quando lavori a questo modo, non guardi mai al portafoglio", torna a ridere Mirko, "ma se fai le cose con vera passione, sentendo dentro quello che fai, il risultato è comunque il migliore".


E questa è una delle cose più vere che ho mai sentito. E una volta finita la motocicletta, Mirko la testa nell'unico modo accettabile, ovvero sparandosi qualche centinaio di chilometri verso la Sicilia. "Da guidare è perfetta: nonostante il telaio rigido e la forca lunga, se azzecchi le geometrie il gioco è fatto". Pronta per i chilometri come le Hustler e Loco-Motion di cui sopra.


Ulteriore prova ne è la borsa ancora montata al telaio. Al momento della nostra chiacchierata, Mirko è reduce dal Crazy Circus Run, una selvaggia scorribanda che riunisce chopperisti da tutta Italia nei boschi della Toscana: "l'unico problema che ho avuto è stato con il selettore della quarta: ho dovuto fare tutto il ritorno in terza, ma ha retto benissimo".


Testimonianza della solidità ineguagliata dell'Evolution. E mentre si avvicina l'ora di pranzo, e Mirko comincia a riporre gli attrezzi e la saldatrice dopo un'altra settimana di lavoro, mi lumo ancora qualche motoretta in officina, e le dediche di qualche nome da oltreoceano.



Pure Kutty Noteboom e Duane Ballard!


Saluto e ringrazio Mirko e sotto al sole finalmente caldo mi volgo con animo leggero, per i racconti appena sentiti, verso Roma. Ho quasi una mezza intenzione di deviare dalla venefica Pontina e tornare passando per i colli, ma un brivido di squaràus mi ricorda che ho un conto in sospeso in bagno. Riprendo la marcia quando mi rendo conto che non ho nemmeno fatto una foto a Mirko vicino ad una sua moto: mi accontento pensando che non avrei potuto immortalarlo meglio di Marco Frino, sulle spiagge della Sicilia, in sella al suo Evolution continentale.


Un riposo dei giusti alla luce di un sontuoso tramonto, su una moto che è il tuo manifesto personale. Chissà quanti ne ha visti anche Dick, al termine di una delle sue giornate di viaggio attraverso l'America...



Un grazie (di cuore) a Mirko per le storie e la bella mattinata. That's it for the day, dawgs.

Totes Malotes!