SP #15: Pigi



Goin' where the wind don't blow so strange.


A volte proprio non vuole saperne di filare bene, senza intoppi né singhiozzi. Cammina comunque, ma sbuffi e singulti ti mettono l'anima in pena, ti chiedi cosa c'è che non va.


Ti fermi al lato della strada, macchine che sfrecciano indifferenti a mezzo metro, mentre tiri fuori per l'ennesima volta gli attrezzi, smonti le candele, cominci con pazienza a spazzolare. 


Ormai ti viene quasi automatico, e mentre l'angoscia viene levigata via, asciughi il sudore, alzi lo sguardo e ti accorgi di dove sei. 


Magari sei in una strada che non conosci, non sai nemmeno dove.
Ma c'è un fondovalle stretto e fresco che corre fra due creste di monti, alti e verdi in quota, dove il bosco finisce. Un fiume scorre accanto alla strada, ampio e poco profondo; l'acqua gioca fra i sassi e sembra una cascata d'oro sotto il sole. 


Ti fermi un attimo ad ascoltare; a parte qualche rara macchina che passa, non c'è un solo suono, se non lo scorrere dell'acqua, e un tiepido vento fra le cime degli alberi. 


Sei da solo. Sei sereno. Sorridi, rimonti le candele e la moto riparte fluida.


Dio salvi queste moto e i loro "problemi".

✠ ✠ ✠

Incontro Pierluigi, o come dicean tutti, Pigi, in una mattina affogata nel sole e nel caldo, davanti all'indaffarata Marmorata. Ovviamente sono in ritardo, mi strozzo una mela in gola mentre spingo la moto fuori dal garage. Quando arrivo da Luca la moto di Pigi è la cosa più figa nel raggio di alcune decine di chilometri, eccezion fatta per una tipa in shorts che passa e mi fa inciampare sul gradino del marciapiede.


Prima di quella mattina avevo visto Pigi soltanto un paio di volte, per una breve chiacchiera; mi era sembrato un tipo veramente a posto, e di fama sapevo che la sua moto era una bella vista: ma un conto è affidarsi alle voci, un altro è vedere una roba del genere dal vivo.


Una volta pulite le candele un po' sporche, prendiamo le viuzze di Testaccio, e ho modo di ammirare la moto in movimento.


E' bassa, luccicante, stretta, rumorosa e appuntita, parla a tutti i sensi allo stesso momento. Tranne al tatto, non sono io a guidarla.


Ma soprattutto parla alla mente, scatenando inarrestabile l'immaginazione, richiamando fantasie di fughe selvagge attraverso montagne e curve fra i boschi, paesaggi immensi, fuochi accesi di notte, whisky, stripper e unicorni..insomma, tutti gli stereotipi che vi vengono in mente pensando ad un chopper.


No a parte gli scherzi, la moto è veramente figa e innesca suggestioni e memorie potenti, come quella volta che vidi un unicorno mentre bevevo whisky dalle bocce di una stripper.


Il sissy è oscenamente alto e appuntito, balla lievemente all'altezza della testa mentre Pigi svicola fra le buche; lui è in basso, immerso nella moto, un unno in sella ad un cavallo esotico e allucinante.


Al gasometro è ancora su il villaggio estivo. Un tipo della sorveglianza ci chiede di non fotografare le strutture. Mi sfugge il perché ma sure thing, dude.



Pigi trascina il mezzone sul ponte. L'aria è calda e, bella sorpresa in una città come questa, cristallina e limpida.


Il nostro eroe si laurea in Ingegneria qualche anno fa, ma da subito prendono il sopravvento la sua passione ed il suo talento per la fotografia. 


La foto di sopra è sfocata. Comunque, Pigi inizia presto a collaborare con Paolo Cenciarelli, uno dei migliori fotografi in circolazione a Roma e non, di cui abbiamo parlato in queste pagine. E' anche lui che lo introduce nei Barbers, la crew capitolina di riferimento in questa parte dell'Impero.


E' l'amicizia con l'esplosivo chopperfreak a convincerlo a comprarsi una motocicletta, idea che gli girava già in testa da un po': la scelta ricade su un'onestissima Honda XL 500 R, che però non si dimostra esattamente all'altezza delle aspettative, soprattutto a causa del motore completamente da rifare.


Si presenta però l'opportunità di mettere le mani su uno strepitoso Ironhead, appartenente a Massi Z, uno dei nomi più conosciuti della scena kustom italiana: l'occasione è troppo ghiotta, e Pigi diventa l'orgoglioso proprietario di un mezzo unico, realizzato nella soleggiata Sardegna, su cui presto comincia a mettere le mani per adattarlo alle sue esigenze.


Ad esempio il set-up del manubrio: un beach bar viene preso e (giustamente, non conosco un manubrio più brutto del beach bar) stravolto, tagliato, accorciato e risaldato, per un'impugnatura un po' più laidback.


I riser dog-bones provengono da una BSA, e ben si sposano con i foderi forcella, sempre BSA, splendidamente cromati. La forcella ha una provenienza interessante e inedita: arriva da una Moto Guzzi, il che spiega la particolare piastra di sterzo e clamp del manubrio.


La forcella imbriglia un 21", che con il 18" dietro completa la più classica e filante impostazione da chopper. Quando gli chiedo come si trova a guidare senza freno davanti, Pigi candidamente ammette: "Guarda, non avendo avuto grande esperienza con altre moto non ho molti termini di paragone: mi ci sono abituato però, anche se a volte è da brividi". Considerata la naturalezza con cui la porta, direi che ha imparato piuttosto egregiamente.


Il carattere particolare ed unico della moto non si limita però a pezzi di provenienza oriunda: il telaio, fatto su misura dal precedente proprietario e amici, è infatti di un diametro "caiunno", 7/8 di pollice mi pare, il che dà a mio parere un'impressione ancora maggiore di snellezza.


A catturare l'occhio è però la verniciatura, più fumosa e allucinata di un tiro di white widow dal calumet del Brucaliffo; copre con un manto extraterrestre il serbatoio mustang, serbatoio dell'olio e il parafanghino stile british su cui poggia la strettissima sella retta dal sissy.





A muovere tutto quanto, croce e delizia di Pigi, è un propulsore di un XLS del 1981, cilindrata 1000, il motore che con una punta di orgoglio voglio definire il più iconico del'Harley Davidson. Ecco l'ho detto. 
Ma sicuramente è anche il più longevo, in produzione ininterrotta dal 1957 (l'anno prossimo sono 60 anni bimbi).
Ad alimentarlo, il Keihin originale, che quel giorno a quanto pare era affamato di candele.


Nonostante Pigi si schermisca dicendo di avere la moto da poco, ha già un'esperienza piuttosto vasta di come si va in strada con un ferro del genere, e non gli manca un sincero e rincuorante entusiasmo: insieme a Paolo o da solo ha viaggiato parecchio, partecipando a raduni in Italia e in Europa. 



"A parte l'Old Irons sul Gran Sasso, abbiamo fatto anche il Pinguino quest'inverno", comincia a raccontare Pigi. Il Pinguino Party è la festa invernale nei boschi della Romagna, organizzata da Harley Club Eastern Side: "Per fortuna beccammo bel tempo, ma farsi il Gran Sasso a gennaio non è proprio una passeggiata". Non stento a crederlo!



HCES organizza anche il raduno estivo Hot Side, a Rimini, punto di ritrovo per decine di chopperisti che a metà luglio si vogliono concedere una bella festa sulla riviera romagnola. "Quest'anno la piccola ha vinto Best Chopper", dice Pigi con soddisfazione.



Ma l'avventura più grande e divertente la vive viaggiando verso il Flanders Chopper Bash, raduno di kustom tradizionale tra i più importanti in Europa che si tiene ogni anno fra Belgio e Olanda, e di cui potete vedere l'adesivo sul windowed neck del cannotto di sterzo.



Dormendo in clubhouse di amici o in tende fradice di umidità, affrontando piogge torrenziali e grandinate sulle pianure e montagne europee, riparando catene e sedi valvole a bordo strada o nel retro di furgoni di estranei benevolenti, Pigi e Paolo si fanno strada fino ad Assenede, location del raduno di quest'anno.



Ad accompagnarli attraverso il continente, per Francia, Belgio e Germania alcuni amici incontrati per strada, provenienti dalle crew italiane più attive, dalla Toscana, dall'Emilia-Romagna, dalla Lombardia. "C'erano un paio di ragazzi con dei Knucklehead EL stroker", racconta ridendo Pigi, "Ale erano dei fucili. Non riuscivo quasi a stargli dietro, pazzesco".



Il racconto del viaggio diverte tutti e due, e noto che gli brillano gli occhi mentre ricorda le mille peripezie ed incontri capitati nei più di 3000 km di strada attraverso l'Europa. Pigi ha capito fin da subito a cosa servono dei mezzi del genere: a muoversi, in lungo e in largo, a incontrare belle storie e belle persone, ad andare da qualche parte che ancora non conosci.



Poco importa allora se a volte la carburazione è fubar, e devi fermarti fra i clacson e la gente isterica nelle macchine, a spazzolare le candele, più sporche della cronologia del mio computer. Poco importa, perché le storie ed i viaggi e le persone e le birre e perché no anche il fango e la pioggia e i moccoli e le dita tagliate che queste moto portano nella tua vita, ne varranno sempre la pena.


Pigi direi l'ha capito. Ma a volte ce ne dimentichiamo; e l'aria cristallina e limpida che queste storie evocano, e che oggi fa vedere distintamente gli Appennini dietro lo smog di Roma, ce lo ricorda dolcemente.

Right on. Ride on.