SP #16: Billy Ray



Roberto Sansò.

Last Maniac standing.


Già una volta raccontammo quella storia. 
La storia di quel manipolo di prodi che in un mondo di iniquità e crudele indifferenza, ha saputo creare una comunità stretta e unita, una storia mitica e remota, un culto misterico e proibito.
Tutto questo, sotto il segno di una motocicletta, anzi della motocicletta, una fra le più iconiche e longeve e travolgenti nella storia.
Quella moto è l'Harley Davidson Sportster. 



Ed il manipolo di prodi, erano gli Sportster Maniacs.



I nomi, nella mia memoria, si fondono con i soprannomi, con i ricordi di corse fra le foreste, le grigliate a petto nudo, delle modifiche folli e una mentalità che nonostante la lontananza ci avvicinava, una improntata all'amicizia, al vagabondaggio, alla follia più sana che ci sia.



Nessuno incarnava quello spirito, più di Billy Ray.


Quando lo conobbi, nella stessa calda mattina di primavera in cui conobbi altri due Maniacs da manuale, Pogo e Arcaon, gli echi delle sue gesta sfioravano già la leggenda.



Come quando, in uno degli inverni più freddi della capitale, si faceva 80km al giorno, dividendosi fra il lavoro e l'ospedale dove il suo ultimogenito appena nato aspettava di poter tornare a casa.


O come le nottate passate a smontare le testate del motore per risolvere le onnipresenti perdite d'olio da chissà quale orifizio, aprendola appena arrivato a casa e chiudendola a notte fonda, prima di un'altra dura giornata di lavoro.


O come le altre innumerevoli volte in cui il garage della sua esotica casa nella pineta di Castel Fusano diventava una sorta di refugium peccatorum, e il sempre disponibile Billy dava una mano a chiunque passasse di lì, sistemando una batteria, aiutando a montare un manubrio, o semplicemente offrendo un tè freddo a un viandante assetato.


O ancora le volte epiche in cui per sistemare la puleggia della cinghia corre da casa sua fino ad un cantiere navale di Ostia senza scarichi, perché sarebbe stato troppo faticoso smontarli in loco; o quando guada un fiume nelle riarse terre calabresi, facendosi strada fra i ciottoli e l'acqua che arriva ad altezza motore..



Insomma, il mito avvolge la sua figura e la sua moto, compagna inseparabile di migliaia di scorribande e avventure. Lo confesso, ho perso di vista il buon Billy per un paio di anni. Ma con l'aiuto di amici comuni, siamo riusciti a rintracciarci a vicenda, e finalmente può farmi vedere come ha sistemato il suo mitico Sporty.


Nel frattempo, una coppia ne approfitta per sposarsi. Segno divino che non collego subito, ma che significa forse che qualcun altro, un nostro caro amico, ha fatto lo stesso passo, come vengo a sapere qualche giorno dopo. Spero comunque sappiate tutti che il segreto di una relazione duratura è l'emoscambio*.


Dall'ultima volta che l'ho vista, la moto ha subito una decisa trasformazione, o meglio una sistemata: Billy, con infinita pazienza e sapienza, ha messo a posto tutte le piccole camurrìe, smarozzi e problematiche che rallentavano il mezzo; ne ha approfittato per ridare smalto anche al lato estetico. Il tutto, rigorosamente nel garage e nel giardino di casa sua, fra i gatti e i suoi adorabili bambini, che a quest'ora sapranno come minimo rialesare un cilindro.



Il processo di rifacimento è documentato dalle foto di seguito, in esclusiva per noi, dalla mano del grande Billy.



Il motore, con tutti gli annessi e connessi, viene smontato dal telaio e messo su uno skateboard (sic). Il telaio, insieme al resto della carrozzeria, viene sistemato e verniciato, mentre è appeso a dei fil di ferro nel retro del garage.



Viene ripristinato lo strepitoso metalflake grigio sul serbatoio, una delle caratteristiche che più catturava l'occhio nella prima versione di questa moto. Masha & Orso FTW.


Fuck The World, non For The Win. Comunque, la luccicanza viene estesa anche ai parafanghi, trattati con un meno "grezzoso" (son le 11 di sera, mi sono fatto 6 birre e ho mal di testa, non ho altri aggettivi) glitter.



Sotto il sole, il risultato del metalflake e del glitter è piuttosto sparflesciante.


La decal che Billy sceglie per il serbatoio è una delle più belle che lo storico peanut dello Sportster può annoverare, e si sposa benissimo con il monocolore brillantato.



La moto è un'XLH del 1988, 4 marce (convertita a cinghia), con motore 1200S. Insomma, un cannone. "Col getto da 190 l'ho tirata...a 190", se la ride Billy, "avevo appena levato il getto da 200 perché mi faceva tipo 5 km con un pieno. Chissà però a che velocità sarei arrivato con quello", conclude sognante. Mito.




Insieme alla verniciatura, vengono anche fatte staffe per faro e strumento, quest'ultima disegnata al pc da Billy e tagliata poi al laser da una ditta specializzata.


Billy conserva i freccioni originale ed i cerchi a razze, che si sposano bene con l'anima a dir poco tarrellosa della motocicletta.


Per frenare gli istinti da speedfreak, o più semplicemente per frenare la moto, viene presa e montata una forca proveniente da una R, con il doppio disco.



Il motore rimane più o meno la bomba atomica che usciva di fabbrica, con il carburatore CV ben sintonizzato. Il carter camme viene tagliato e sagomato, operazione che spesso non viene fatta, ma che cambia in meglio il volto del motore: il carter in questo modo somiglia molto di più alle "banane" che equipaggiavano i vecchi Big Twin come Pan e Knuckle.



Viene aggiunto un radiatore dell'olio sul davanti della culla del telaio, per un migliore trattamento dell'olio. Gli scarichi vengono bendati (o "coibentati", come piace dire ai rompicoglioni), e il suono non è particolarmente invadente, anzi è quel classico "borbottio cigolante" (di nuovo, vi ricordo che ho bevuto e sono stanco) dei vecchi Sportster Evo, borbottio che diventa un urlaccio rauco e prepotente agli alti.



Billy ormai possiede questa moto da anni, fa parte praticamente della famiglia.


Abbiamo modo di recuperare un po' di tempo perduto davanti ad un succo di frutta alla pera (per me) ed un caffé (per lui) al Giolitti dell'Eur. Non ci vedevamo da praticamente due anni e dobbiamo raccontarci un po' di cazzate.



Da quando il forum dei Maniacs si è sciolto, restare in contatto è stato sempre più difficile, e vedersi ancora di più.



Ormai Billy ha una splendida famiglia e due bimbi piccoli, non ha più molto tempo per le selvagge razzie sulle coste della Norvegia (?) con una ghenga di terrificanti Maniaci. Meno male, oserei aggiungere. 


A parte gli scherzi, i tempi cambiano. Il fuoco non si è affievolito in Billy, testimone ne è il fatto che la sua moto è ancora lì al suo fianco, dopo tutti questi anni. E la mania che lo ha portato adesso a darle quello splendore che voleva che avesse, è la mania dal senso più positivo che possa esistere, prova di una fedeltà e una dedizione ad un oggetto la cui valenza, molte volte, trascende i parametri del "sano". "Di tante cose che ho lasciato indietro, la moto è l'unica che è rimasta. Non me ne separerò mai".


Alla facciaccia di chi si compra lo Sportster e lo vende dopo tre giorni - anche se, se non fosse per uno di loro, non avrei il mio. In ogni caso, Billy non fa decisamente parte di questa categoria: la moto rimane. Pazzesco quanto un mezzo meccanico possa racchiudere così tanto, speranze, delusioni, dolori ed euforia. Diventa una casa, coi suoi ricordi, la sua anima, le sue fotografie appese ai muri.


Mentre lo seguo sulla Colombo, penso a quanto mi sia servito, in un dato momento della mia vita qua a Roma, incontrare e girare con persone come Billy, o Pogo, o gli altri Maniacs. Un giro, un consiglio, una mano: c'erano sempre, ed era esattamente quello che mi serviva; ne sono grato ora.


Adesso che anche Billy è tornato sulle scene, e la moto è di nuovo in forma, chissà che uno sciame di maniaci non si riversi di nuovo per le strade, come i Beetles di Chino, a terrorizzare e sconvolgere, su mezzi folli e senza senso, costruiti in scantinati mal illuminati e bettole a bordo strada.


Maniacs are not dead.



✠ ✠ ✠

Certo anche girare su una stripped-down Hydra non sarebbe male.


*a parte gli scherzi, congratulazioni ed auguri a Pogo ed Ele per una nuova fantastica avventura.