SP #25: Il Santo



Daniele Fadda.

Se io sono il prete chi sarà il Santo?



A volte veramente non so come iniziare un articolo. Mi passa l'ispirazione e resta in bozza per vent'anni. La serietà non abita qui, decisamente: passo le ore utili per farlo a guardare puntate di Rick & Morty, che sì è una nobile attività ma non molto produttiva, considerando anche che ormai le conosco a memoria. 



Ma pensando a Trastevere mi vengono in mente due cose principalmente: quella volta che nella calca afosa del sabato sera incontrai un amico d'infanzia che manco mi riconobbe; e quell'altra volta che vidi un tizio pestare un altro per non so quale ragione, mentre un trio di americani palesemente ubriachi faceva il tifo. Il menatore, dopo la sua performance, si perse fra la folla. Il menato non si scompose più di tanto, si rialzò in piedi e barcollò verso un tavolino di un bar, dove si fermò a tracannare una birra.



Non so esattamente che cosa voglia dire con questi due aneddoti, ma forse possono rendere l'idea di cosa sia un sabato sera qualunque a Trastevere - per chi non lo conoscesse. Insomma, qualcosa sempre pericolosamente in bilico tra la magia e l'abiezione più totale della notte romana.



Ma per carità, non tutto è così, e non sempre. Se siete stanchi di questa atmosfera asfissiante e faticosa, e cercate un posticino un attimo più curato e piacevole alla vista - e all'olfatto - nell'abisso di perdizione di questo splendido quartiere, la vostra ricerca è finalmente giunta al termine: una curata e deliziosa oasi di buon cibo, buona musica, e buona birra vi attende. 



Santo is the name: abbastanza vicino al cuore di Trastevere se dopo cena volete rituffarvi nella calca e nell'afrore, abbastanza lontano per respirare un'aria più intima e pulita e tranquilla, ha aperto da pochi mesi a metà strada fra la basilica di Santa Maria e piazza di San Cosimato, due dei luoghi più cari ai trasteverini.



L'oste è un affabile e spigliato ragazzo sulla trentina, Daniele Fadda: chi di voi è con noi fin dall'inizio (immagino nessuno a parte me e Jack), se lo ricorderà al nostro fianco e in sella ad un brutale bagger nel breve ma avventuroso viaggio verso il Trasimeno e l'Italian Bike Week, per me ignominiosamente finito sverso e con un bruciante guilt-trip auto-inflitto in un campo di fieno. Ma questa è un'altra storia.



La storia di oggi è quella della sua altra moto, un glorioso Sportster 883 del '96, compagno di scorribande sui sampietrini al fianco del nostro eroe da qualche anno ormai. Inizialmente in una veste chopperino jap (ducktail dietro, serbatoio a filo del trave, window bar e sellino anoressico) cucita dal Consigli, durante quest'inverno è stato sottoposto ad uno stravolgimento radicale, da parte degli amici di Moto Scomode.



La modalità con cui questo stravolgimento avviene è singolare: Daniele, fidandosi ciecamente dei due compadres che dirigono i lavori in quel di via Camposampiero, ovvero Teschio e Vik, lascia moto e completa carta bianca al team. Invidiabile coraggio: il cliente ideale per ogni meccanico. 


Il reparto creativo, ovvero Cris e Vittorio, è dunque libero di trarre ispirazione dai sogni più erotici e segreti, da passare poi al reparto manifatturiero, ossia Andrea e Big A, le cui abilità sono ormai riconosciute e apprezzate dalla meglio Roma. Nella fattispecie, i sogni più erotici e segreti hanno l'aspetto inconfondibile e intrigante, nostalgico e grintoso delle vecchie regolarità anni '70, come questa Bultaco Alpina 250.


Vedendo questa foto, è facile vedere da dove arrivi la suggestione che ha colpito il Vik, come è facile invaghirsi di queste motociclette. Meno facile è sicuramente trapiantare questo concetto su uno Sportster ottenendo un risultato con equilibrio e grazia, ma direi che i ragazzi se la sono cavata egregiamente.


Per ricreare quella seduta alta e "balzellante", la moto ottiene un deciso innalzamento: al retrotreno vengono montati ammortizzatori progressive da 15", mentre al davanti viene montata una forca Sportster stock, quella più alta disponibile.


Alla forca viene accoppiato un cerchio da 19" 9 razze Ironhead, mentre quello a raggi al posteriore viene truccato con una cover cerchio M00N, direttamente da Yokohama, Giappone.


La cinghia viene sostituita da una più essenziale e incazzosa catena, e tutto il busy side della moto è ulteriormente incattivito dal forcellone cromo, e da un 2-in-1 Supertrapp alquanto minaccioso.


Ma il lavoro più radicale fatto sulla moto è sicuramente quello che interessa il telaio, per una soluzione che nell'officina di Moto Scomode è ormai praticata con somma maestria da parecchio tempo. Il Big scalda il cannello e si mette all'opera, e ti combina un telaietto vecchio stile, che sorregge sella e parafango, l'unica opzione possibile per restare fedeli alla linea estetica delle vecchie regolarità.


Il parafango di alluminio grezzo contribuisce all'essenzialità e alla nostalgia evocate dalla moto, accompagnato da un fanalino e un portatarga in gomma da cross, allacciato intorno al trave del telaietto. Alright.


La sella, cicciosa quanto basta per non scartavetrarsi l'osso sacro su un tracciato da cross - o sulle buche della Tangenziale est - è decorata con un'impuntura tuck & roll, che come da volontà di Vik non ricopre tutto il lato della sella. Piccoli particolari che denotano una grande attenzione all'equilibrio.


Il manubrio, retto da un paio di minimalisti risers della Biltwell, è un nuovo vecchio classico Bates Baja, come ci informa l'adesivo; le manopole sono anch'esse Biltwell.


L'avantreno è completato da un faretto Bates con griglia realizzata da Moto Scomode, e un altro strafottente parafanghino in alluminio, alto sulla forca come un dito medio contro quella simpatica palta odor merda alzata spesso su tracciati fuoristrada; ma che se avete la sfiga di beccare una giornata di pioggia invernale a Roma, troverete anche su quelli urbani.


L'unica concessione, l'unico tratto più sgarzoélo che questa moto si concede, è senza ombra di dubbio il serbatoio, un classicissimo Wassell repro smerciato da Lowbrow Customs


Rivestito di un elegante azzurro e ornato di un tappo da motocross con la scritta "Fuel" (altrimenti potresti pure pensare di metterci dentro l'acqua, o del vino, o la cotognata psichedelica di Manolito), sempre sull'onda dei ricordi di quella Bultaco di cui sopra, questo serbatoio doveva essere un omaggio alla cultura skater e a uno dei marchi che più l'ha resa celebre, ovvero Vans.


La colorazione doveva riprodurre le grafiche di quella scarpa che un po' tutti abbiamo ai piedi, ovvero il modello "old skool", ma tra il lusco e il brusco di quell'idea non se n'è fatto niente: della Vans è stato comunque utilizzato il font per riprodurre il nome del locale, però, abile escamotage per omaggiare il mondo dello skate, e fare un po' di utile pubblicità su due ruote al bistrot. Due piccioni con una revolverata.


Ma di tutti questi moti dell'animo che hanno accompagnato la realizzazione della motocicletta, Daniele ha saputo poco o niente: conditio sine qua non dell'operazione era che il risultato dovesse essere una sorpresa fino all'ultimo. Ho provato a mettere la pulce nell'orecchio a Cristiano e convincerlo a realizzare uno splendido Sportster con neon, stereo e led sul motore, ma grazie a Dio la mia imbecillità non ha contagiato nessun altro.


I ragazzi di Moto Scomode hanno proseguito dritto pe' dritto sulla strada che avevano scelto fin dall'inizio, una di quelle che imboccano più spesso: la realizzazione di scrambler e motociclette che flirtano pesantemente (con una mano sul culo) col fuoristrada è sempre stata un pallino di Cristiano & Co., e spesso ho avuto modo di mostrarvi su queste pagine elettroniche il pregio e la varietà delle loro creazioni. 


Ma questo Sportster regolarità la batte fuori da Fenway con tre basi cariche all'ultimo inning, porta tutto su un piano superiore: alla luce del revival che sta vivendo la vecchia motocicletta da motocross e scrambler, quando mai ne avete vista una su base Harley Sportster con questa accuratezza e attenzione al dettaglio storico? Sì, di scrambler anche su base HD ce ne sono a secchi nelle strade, ma una rapida ricerca su Google vi mostrerà che di regolarità come Cristo comanda non ce ne sono. E se cercherete su strada, l'unica che troverete è questa, parcheggiata fuori da Santo a Trastevere.


E il buon Daniele è stato galvanizzato dal ritrovarsi i ragazzi, una sera, fuori dal locale, con una motocicletta extraterrestre ad accompagnarli. Il restyling ha battuto ogni sua aspettativa; e dopo i chilometri che hanno trascorso insieme per le vie lastricate di questa città o sui lungomari di Biarritz, quando il Fadda se la portò all'edizione 2015 del Wheels & Waves, questo Sporty si sta godendo una meritatissima nuova vecchia primavera.



Ciò che dai torna sempre indietro: se Daniele ha fatto un grande atto di fede nell'affidare la moto dando carta bianca ai ragazzi, questa splendida moto è soltanto la giusta ricompensa. Una bella storia di amicizia, fiducia, ma ahimé anche led sul motore traditi.


Un sorriso che non si batte. Volete sorridere così anche voi? Avete due opzioni. 
O vi fate una motocicletta..


...o vi fate una birra da Santo. E siccome fa caldo, e le birre di Santo sono dell'ECB, dunque particolarmente "beverine" e dissetanti, vi consiglio di farci un salto al più presto. I know I will. Ciao Daniele e grazie!


BRAAAP!!

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E con questo fanno 25 puntate di San Pablo, che onore! Grazie a tutti voi.
Stasera festeggerò: berrò non una, ma due birre da solo in mutande sul divano.

In estenuante attesa, come sempre, della terza stagione di Rick & Morty.
Wubba Lubba Dub Dub, è il caso di dirlo.