59° Elefantentreffen 2015 / Solla: il mio primo Elefante! Parte 2

IL VIAGGIO DI ANDATA: la partenza, il freddo, la neve, il Passo San Bernardino, lo Splugen, la notte a Monaco, il risveglio "ghiacciato", problemi di aderenza e l'arrivo al raduno.

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Fine gennaio, tanta neve, un elefante congelato legato alla mia
Harley e Monaco sempre più vicina... cosa si può volere di più?
Giovedì 29 gennaio. Ore 6:28.
Sono a letto e sto guardando il soffitto.
In realtà, detto tra noi, non c'è molto da vedere.
È tutto bianco.
Diciamo più che altro che i pensieri mi hanno tenuto compagnia tutta notte, lasciandomi poche gradite ore di riposo. È da più di due anni che ardo dal desiderio di intraprendere questo viaggio. Diavolo parto oggi, tra un'ora! Al solo pensiero lo stomaco mi si chiude come se i visceri addominali stessero implodendo.

È la stessa sensazione ogni volta che sto per combinare qualcosa di più grande di me. È come se l'Io Romantico mi spingesse all'avventura, alla scoperta del mondo, lottando e contrastando il mio Io Razionale che mi sussurra all'orecchio con dolci parole persuasive "ma che cazzo ti salta in mente?".
Ahimè ho la testa molto dura. Secondo voi chi ha sempre avuto la meglio?
Ho 24 anni, "non sono più uno sbarbato" ma non mi sento ancora un Motociclista maturo. Uno di quelli con il corpo cosparso di cicatrici e il viso scavato dalle rughe, ognuna delle quali ha una storia da raccontare. Uno di quegli uomini che ne ha viste di ogni, un viaggiatore cazzuto. Sento che di strada ne ho ancora tanta davanti e sono impaziente di percorrerla sulla mia moto.
Però posso affermare con orgoglio che tutte le cose che ho imparato sulle moto, l'organizzazione dei viaggi, l'attrezzatura, la manutenzione e i piccoli lavori da fare in caso di guasto a bordo strada li ho imparati da solo, sui miei errori e sulle mie esperienze e chiedendo a chi ne sapeva di più.
Quando andava bene, ho imparato assillando di domande dapprima il mio amico Rudy, il mio primo meccanico e Maestro delle Due Ruote (clicca qui per saperne di più) e successivamente il buon Magni che mi ha sempre trattato come fossi suo figlio.
Quando andava male, imparando le cose vivendole sulla mia pelle, trovandomi in mezzo ai campi chissà dove in periferia di Milano con il mio KTM guasto o a centinaia di chilometri da casa con la Vespa PX 150 mezza morta.

È la stessa identica sensazione che provai nel 2011 quando intrapresi il mio primo vero viaggio On The Road sulla mia fresca Dyna in tenda e sacco a pelo in Corsica (qui la storia).
Si però diavolo qui siamo d'inverno, fa freddo, nevicherà e probabilmente le strade saranno anche ghiacciate! Avrò portato tutto il necessario? Mi sono dimenticato qualcosa? Basteranno i vestiti che ho messo nella borsa? Ho tutti gli attrezzi e pezzi di ricambio necessari in caso di guasto? Questi pensieri mi assillano da settimane. Persino ieri, durante l'esame in Università, continuavano a ronzarmi in testa come una fastidiosissima mosca che si è innamorata delle tue orecchie.

Sono le 6:30 e la musica Rock di Virgin Radio proveniente dalla radiosveglia si irradia nella stanza, facendomi intendere a suon modo, a suon di strimpellate sulla chitarra, che è ora di alzarsi. Adoro svegliarmi con la musica e Virgin Radio è sicuramente la stazione più indicata per far partire anche la giornata più grigia alla grande. Con ancora la radio accesa, mi faccio una bella doccia calda e poi vado in cucina per una ricca colazione. Preparo due uova, una fetta di pane con burro e marmellata e una tazza di caffè. Devo fare rifornimento di calorie che mi terranno "caldo" durante il viaggio. Finalmente riesco a mascherare abilmente quel senso di agitazione che ho dentro.
Se non puoi superare un ostacolo, giraci intorno. Terminata la colazione, mi vesto e scendo in box.
Là, ad aspettarmi, c'è una super sexy Dyna carica di bagagli che trasuda sensualità e voglia di partire, di lasciare casa, di viaggiare e divertirsi, come una bionda Hippie degli anni '60.
La porto fuori dal box, metto il cavalletto, giro il quadro e schiaccio start. Quante migliaia di volte ho già compiuto questi gesti? Per molti potrà sembrare semplice "routine", invece per me è un'emozione sempre nuova. Dandole il tempo di scaldarsi, mi dirigo lentamente in Piazza XXIV Maggio, dove mi sono dato appuntamento con Francesco, il mio compagno di viaggio, alle 7:30 per partire.


La partenza!
Harley-Davidson FXDC e BMW GS 1200 Adventure

La partenza!
Harley-Davidson FXDC e BMW GS 1200 Adventure
Dopo un saluto veloce ci troviamo già sulla strada, puntando le nostre forcelle a Nord in direzione di Como, per passare poi da Lugano, arrampicarsi sul passo del San Bernardino, Splugen, costeggiare il Liechtenstein ed arrivare finalmente a Monaco.



Impieghiamo una mezz'oretta per riuscire a liberarci dalla grigia città di Milano e da il suo fedelissimo traffico urbano. Finalmente siamo sulla statale e riusciamo a viaggiare senza troppi problemi ad una velocità di crociera di 90-110 Km/h, quella che per me è l'andatura ideale per viaggiare in Harley-Davidson. Quando supero le macchine, gli uomini in giacca e cravatta seduti comodi nel tepore delle loro auto ci guardano con uno sguardo a metà strada tra lo sbigottito e l'affascinato.
Si, è gennaio, fa freddo, e ci stiamo dirigendo in Germania.

Il viaggio inizia alla grande, ma sul San Bernardino comincia a nevicare. La temperatura scende rapidamente intorno ai -4°C e l'asfalto si copre di un sottile strato di neve che lotta con tutte le sue forze per ancorarsi al terreno. Nonostante non abbia il parabrezza (odio guardare il paesaggio attraverso la plastica) non accuso gli insulti termici e, sorridendo beffardo, penso che Diomede, amico motociclista del Blues Bikers Pub (uno di quei sant'uomini a cui ho rotto le palle tempestandolo di domande), aveva torto quando mi ha detto che il parabrezza era indispensabile e il mio Ego guida bello tronfio sulle strade svizzere.
Da lì a neanche 10 minuti mi son dovuto ricredere, sentendomi proprio un pirla. Avevo giusto il tempo di togliermi uno spesso strato di neve dalla visiera e di rinfilare la mano nelle moffole (credetemi, in certe situazioni è una vera impresa "fare canestro" lì dentro), che la visiera era nuovamente colma di neve. Guidare in quelle condizioni è stato davvero impegnativo poiché mi son fatto 20 Km buoni tenendo una sola mano sul manubrio e l'altra usata come tergicristalli.

La prima pausa la facciamo a Thusis, in Svizzera. Ci fermiamo in un Autogrill per fare il pieno alle moto e per una tazza di The caldo. Ci vuole proprio.

Prima pausa verso l'Elefantentreffen, pieno di benzina alla Dyna,
pieno di Thè caldo per il motociclista.
L'abbinamento Harley-Neve è meraviglioso.

Dal cielo non smette di nevicare finché non raggiungiamo la seconda tappa di rifornimento, poco dopo il Liechtenstein, a Gotzis in Austria. Essendo quasi l'orario di pranzo, ne approfittiamo per mangiare un paio di panini presi in un bar lungo strada. I benzinai iniziano via via a riempirsi di motociclisti facendomi rivivere l'emozione del mio primo European Bike Week presso il lago Faaker See in Austria.

Seconda pausa. Abbiamo appena superato il Liechtenstein.
Dopo esserci rifocillati risaliamo sui nostri ferri sognando una doccia calda e un morbido letto a Monaco. Abbiamo da percorrere ancora 200 Km circa e la stanchezza inizia a farsi sentire.
Prima di arrivare a destinazione facciamo la terza ed ultima pausa in una località in Germania di cui mi sfugge il nome.

Harley-Davidson Dyna FXDC
Manca sempre meno a Monaco.
Finalmente siamo a Monaco. Prendiamo una camera nel primo Hotel che troviamo in città che sia dotato di garage: il King's Hotel. Francesco spingeva per un albergo con la A maiuscola, io per un ostello economico con la O minuscola. Alla fine ci siamo trovati più o meno a metà strada. 50€ a notte compreso il posto moto al coperto.

Finalmente a Monaco!


Dopo una lunga doccia ustionante ristoratrice di una durata di 20 minuti abbondanti, con calma ci prepariamo per andare a mangiare. Fortunatamente il nostro albergo si trova abbastanza vicino al Centro di Monaco, così lasciamo le moto al caldo (avranno diritto anche loro a riposarsi, o no?) e ci incamminiamo per le strade della città.






Seguendo il consiglio dell'albergatore, mangiamo in un tipico ristorante bavarese a due passi dal Centro. L'arredamento del locale, devo ammettere, concilia l'appetito e in men che non si dica ci troviamo a scorrere la lista del menù sorseggiando delle medie ambrate. Questa sera si va di carne, polenta, canederli e spatzle. Non ci facciamo mancare nulla, ce lo siamo meritato. Non paghiamo una follia, circa 25€ a testa.



Nonostante la stanchezza per il viaggio, l'entusiasmo è ancora forte. Propongo a Francesco di fare due passi per il centro e andare a bere qualcosa in qualche locale tipico. Idea bocciata, così ahimè andiamo in albergo. Prendo sempre in giro Francesco chiamandolo "nonno", però devo riconoscere che a 46 anni, nonostante tutto, sembra ancora un ragazzino. Tranne per l'ora in cui va a dormire. Pazienza.
Arrivati in stanza concordiamo sveglia alle 7:30 per essere sulla strada alle 8:30. Alle 22 le luci della camera si spengono e diamo la buonanotte a Monaco, alle nostre moto e alla lunga giornata di oggi.

Alle 6:30 di venerdì mattina siamo tutti e due svegli nel letto. Io ho dormito male, dapprima avevo caldo, così ho tolto la maglietta e sono rimasto in mutande. Muovendomi nel sonno, come faccio sempre, faccio cadere involontariamente il piumino a terra. Verso le 4 di notte mi sveglio dal freddo, ritrovandomi mezzo biotto sul letto in posizione fetale. Da lì a poco, con decisione unanime, scendiamo a fare colazione per le 6:45. A pancia piena, carichiamo i bagagli e ci prepariamo per partire.

Uscendo dal garage ci accorgiamo che nevica e le strade stanno iniziando ad imbiancarsi. Scaldiamo i motori, impostiamo i GPS e lentamente lasciamo l'albergo. Giusto il tempo di fare neanche 2 Km e ci troviamo su un vialone completamente ghiacciato, ricoperto da 10 Cm di neve. Inizio a guidare tenendo entrambi i piedi a pochi millimetri da terra per aiutarmi a tener su la moto che, come un cavallo imbizzarrito, mi da chiari segni di nervosismo. Io non le do retta e prosegue comunque guidando sulla neve. Tutti i miei sforzi risultano vani quando ad un semaforo, allo scattare del verde, lascio con dolcezza la frizione e con altrettanta dolcezza apro il gas. Neanche il tempo di fare 1 metro che sento l'avantreno andare a destra e il posteriore andare a sinistra. Con la grazia di una ballerina della Scala la moto si appoggia a terra in una frazione di secondi. Francesco, a cavallo della sua BMW GS 1200 Adventure, supera senza troppi problemi l'incrocio ghiacciato senza rendersi conto che c'erano "uomini a terra" dietro il suo specchietto retrovisore ricoperto di neve. Non mi sono fatto nulla (non sono nemmeno caduto a terra), mi guardo intorno e Francesco è sparito, non lo vedo più.


Tirare su da solo una moto di quasi 350 Kg non è una cosa facile. Non è la prima volta che mi trovo in situazioni del cazzo. Con il mio KTM 125 EXC mi impantanavo in fossati con acqua e fango alle ginocchia un giorno si e l'altro pure. Si però quella moto pesava poco più di 100 Kg. Fortunatamente la moto è caduta sul fianco desto. Non mi faccio prendere dal panico e tiro fuori il cavalletto a sinistra, mi assicuro che la moto sia in marcia ed inizio a squattare come un provetto sollevatore di pesi ai Giochi Olimpici (mi manca solo la gaia tutina aderente). La mia buona volontà non basta, sento che manca uno zic in più. Lascio delicatamente la moto a terra e mi guardo nuovamente intorno pensando che basterebbe un solo altro cristiano per tirare su questa massa di ferro. Gli automobilisti si guardano bene dal scendere a darmi una mano, così aspetto finché non passa una ragazza in bici (si, esattamente, in bici! In Germania, nonostante le strade siano coperte di neve, la gente va tranquillamente in bici perché le ciclabili sono costantemente battute dagli spazzaneve e spargisale, mentre le strade no) e colma quel "piccolo" deficit muscolare che mi manca per tirare su la moto che a poco a poco faccio appoggiare sul cavalletto tenuto aperto.

La moto non si è fatta nulla, rimanendo appoggiata alla staffa di ferro del Supertrapp e al paramotore. Soldi ben spesi quelli del paramotore.



Nel mentre mi accorgo che tutte le macchine sbandando e non riescono ad avere un buon controllo e mi chiedo come cavolo potessi pensare di avercelo io su una pesante Harley-Davidson nata per le più calde strade d'America prive di curve e ostacoli. Vedo passare una trentina di motociclisti italiani che, per le mie stesse condizioni, si devono fermare qualche centinaio di metri dopo di me. A mali estremi, estremi rimedi. Imbocco la pulitissima ciclabile e raggiungo pian piano il gruppo formato davanti a me, in mezzo al quale riconosco la moto di Francesco il quale mi viene incontro chiedendomi dove diavolo fossi finito.

Incredibile a dirsi, parcheggio casualmente, nuovamente, la moto vicino ad una gemellina FXDC.. si, la moto di Niccolò! Mai visti in Italia, ci siamo solo incrociati per puro caso a centinaia di chilometri da casa nel parcheggio del Faaker in Austria e bloccati dalla neve in Germania. Assurdo!


Monaco ore 10:00. Le strade sono bloccate dal ghiaccio.
Riusciremo ad arrivare all'Elefantentreffen?

Monaco ore 10:00. Le strade sono bloccate dal ghiaccio.
Riusciremo ad arrivare all'Elefantentreffen?

Monaco ore 10:00. Le strade sono bloccate dal ghiaccio.
Riusciremo ad arrivare all'Elefantentreffen?

Curiosi rimedi per affrontare le situazioni più estreme.



Il tempo passa e si sono fatte le 10:30. Intorno a noi si è formata una "folla" di motociclisti, tutti bloccati, tutti nelle stesse condizioni. Scopro che si tratta del famoso gruppo di Supereroi degli amici di Elefantentreffen.com. Così saluto Riccardo, il presidente, con cui ho scambiato numerose email in passato. Lui è un grande motociclista, guida una BMW GS 1200 Adventure e non si lascia scappare neanche un raduno invernale. Quest'anno di è fatto la settimana prima l'Agnellotreffen e quella dopo l'Elefantentreffen. Un vero veterano!!!
Chi provvisto di catene o alchimie simili (vedi foto delle corde di canapa), si accinge a migliorare il grip degli pneumatici sul ghiaccio e la neve. Io avevo provato a costruire delle rudimentali catene che si sono rotte dopo pochi metri. Così decido di aspettare ancora un altro po' sperando che il caldo proveniente dai motori delle auto, sciolga il ghiaccio.
Verso le 11:30 riusciamo finalmente a rimetterci in viaggio. La neve ci tiene ancora compagnia, però il ghiaccio si è tramutato in granita. Lentamente percorriamo quei pochi chilometri che ci separano dall'autostrada che, con grande stupore, risulta essere linda e bella pulita. Senza troppe difficoltà riusciamo a tenere una velocità di 120-130Km/h per tentare di recuperare il tempo perso a Monaco. Oggi non dobbiamo percorrere molta strada, solo circa 180Km, ma è già tardi e ci restano non troppe ore di luce. Avevo letto che gli ultimi 20 Km possono essere molto ostici se non è passato di recente uno spazzaneve. Opto per saltare il pranzo ed evitare di perdere ore buone di luce. Dopotutto a colazione abbiamo mangiato come due vitelli.

Ultima pausa prima di raggiungere Solla.
Io e la mia Dyna siamo impazienti!


Manca sempre meno a Solla, ormai il navigatore mi segnala una 20ina di Km ancora da percorrere. Esco dall'autostrada e mi rendo conto, guardando lo specchietto retrovisore, che ho una fila di una dozzina di moto dietro di me che mi seguono a ruota. Percorro con sicurezza le strade di piccoli paesini innevati che mi vengono dettate da quel tanto odioso ma tanto utile marchingegno diabolico.
10 Km, 8Km, 6Km, 4Km, 2Km, wow sono elettrizzato, mi guardo intorno perché a breve vedrò il raduno, 1Km non sto più nella pelle.
"Sei arrivato a destinazione". Ma dove diavolo è il raduno? Qui siamo nel bel mezzo del nulla, in un paesino minuscolo e non c'è neanche una moto. Esterrefatto mi volto indietro cercando invano rassicurazioni dalla fila di motociclisti alle mie spalle. Ci fermiamo così ad un incrocio per consultare la cartina e chiedere indicazioni. Scopro così che oltre a Francesco, siamo circondati da soli tedeschi con vecchi sidecar, moto da cross e altre moto che non saprei catalogare. Nessuno sa dove sia il raduno, tutti erano convinti, vista la mia sicurezza, che sapessi dove stessimo andando. Fortunatamente passa una signora in macchina che ci risponde che ci sono due Solla e che quella che cerchiamo noi dista circa 15 Km da dove siamo. Bah.. che strano posto la Germania. Il lato positivo è che ora ho una decina di amici tedeschi, che non sanno l'inglese, con cui comunico a gesti e che continuano ad offrirmi da bere non so che cosa.



Io e il mio amico Francesco a 10Km dalla buca.
Grande Fra! Ce l'abbiamo quasi fatta!!

Mi sto già sentendo a casa. Chissà per quale strana connessione inizia a suonarmi in testa, come un disco incantato, il ritornello di Paradise City dei Guns N' Roses "take me down to the Paradise City where the grass in green and the girls are pretty".
Qui però l'erba non è verde ma ricoperta di neve e ad aspettarci non ci saranno belle ragazze californiane in bikini ma dei bei tedeschi "robusti" che hanno visto tempi migliori.

Da lontano iniziamo ad intravvedere un marasma, moto che vanno e che vengono.
Ci siamo, manca davvero poco, siamo quasi arrivati a casa.


See you soon on the road,
Jack