Eternal City Custom Show


Tre anni dopo il successo di InKustom, torna finalmente a Roma una fiera dedicata al mondo del custom: Eternal City Custom Show. Si capisce che si parla di custom?


Ma è il caso di dirlo: buona la prima. Big up!


Si parte il sabato mattina. Nonostante sia ancora febbraio, a Roma nelle giornate di sole si respira già una certa aria di primavera. Perché non rovinarsela andando a respirarsi gas di scarico sulla Colombo?


Ma il traffico è poco e la strada è breve, e presto si arriva alla fiera: organizzato dagli Hells Angels MC di Roma, questo appuntamento nasce per finalmente dare al mondo custom romano il risalto che merita. E l'Atlantico Live! è la sede ideale: un localone abbastanza grande per ospitare concerti di un certo spessore (tre anni fa ci venne Bob Dylan, insomma non l'ultimo degli stronzi) e fiere come questa, ma abbastanza piccolo per non essere dispersivo e per sentirsi fra amici. 


Ed uno dei primi stand in vista è proprio quello dei ragazzi di Ostia, Suicide Snails. Dopo qualche trasloco di capannone, i ragazzi stanno ricominciando a snocciolare figate su figate, tutte nate dal tornio e dalle mani del Punk e di Flavietto. 


L'esempio più eclatante è questa madonna di telaio rigido, realizzato a mano dai ragazzi, su cui stanno montando una forcella girder di loro progettazione: il tutto, ovviamente, nato dalle menti del Punk e di Flavio, e uscito da spettacolari sessioni di ricreazione garagistica.





Il motore è quello della storica Electra del Punk, su cui troneggia l'insolentissimo iniettore meccanico di cui parlammo in altra sede, in altri tempi.



Insomma, le premesse per una bomba di chopper strappa-asfalto ci sono tutte. Non vediamo l'ora di vedere il seguito.


Poco più avanti, i Rumblers CC di Roma stanno utilizzando il loro stand per fare un po' di mestiere: l'opera in corso è il top chop di un Sedan del 31', fatto dal vivo di fronte a un'audience rapita.


Chissà com'è venuto quel selfie.


Capitanati da Simone e Cosmo, i ragazzi si mettono all'opera.



Dalla sega si passa al frullino.




E dopo tanto lavoro, ecco il risultato finito. Questo sarà il corpo del nuovo mezzo di Simone, ennesima bomba che uscirà dal prolifico Club romano.

 

Ma non è finita. All'interno del padiglione, dominano due mezzoni da paura. Il primo, bianco candido, ma della stessa bianchezza malefica di un Moby Dick, è l'hot-rod Model-A di Paolo Cenciarelli: progetto di lunga durata, realizzato piano piano fra amici, ha visto finalmente la luce per essere mostrato in prima serata all'Eternal City Custom.




Dall'altro lato, regna nero l'hot-rod Roadster del Sergente, altra personalità conosciuta e stimata nell'ambiente kustom romano.



Poco più in là, Moto Scomode lo srotola sul tavolo, sfoderando quattro delle sue recenti creazioni.


Questo Softail TC è uno dei più bei bobberini (posso usare questo termine?) visti da qualche tempo. L'uso del logo con scritta panna su quel verde bottiglia, rende il serbatoio tear-drop due tappi una favola. Per non parlare del parafanghino stile british su gomma vintage. Insomma, non c'è particolare che non sia azzeccato su questa moto.



Teschio dev'essere soddisfatto.


Uno dei suoi mezzi personali è questo Ironhead fantascientifico, acchittato per le sparate.


Ogni componente della carrozzeria rivela creatività di menti e capacità di mani.


Ulteriore prova è lo Sporty, un tempo verde, che è un po' una dichiarazione d'intenti su due ruote dell'officina, e su cui Cristiano l'anno scorso si è sparato il Wheels & Waves: in occasione della rimessa in produzione del leggendario Bell Moto III, casco integrale da cross e enduro, le viene rifatto il trucco. Grafiche ispirate alla Bell, e quel colore bianco un po' ingannevole, che cela sotto di sé un cuore da scanno.



Insomma, quei due buontemponi di Cristiano e Vik proseguono per la loro strada combinando stile, corsa, e quel pizzico di citazione custom che non guasta mai, e che fa sì che non si ripetano mai in moto banali. Scomode sì, banali no.


Prima di spararmi un hot-dog all'uranio impoverito e un po' di Ceres che mi farà ruttare fino alla sera, proseguo nel mio giro. 


Café Twin, fra le tante moto esposte, sguaina un oooottimo BMW R 80 (o R 100? boh), selvaggio e metalflakato il necessario per farmelo lumare più di quanto voglia ammettere.


Pure il Bonzo ci fa un pensierino.



La Motofficina Marinelli, con il simpaticissimo Mirko a capo, espone tre creazioni che sembrano uscite direttamente dalla Bay Area, centro di quella creatività che ha creato stili intramontabili come Norcal o Digger. 


Questo strepitoso Sporty 883 è figlio legittimo proprio di quell'influenza. Di ispirazione Norcal, ma che già vira verso il digger, ha il telaio stock irrigidito da barre artigianali, e stretchato e alzato nella culla davanti, col cannotto "finestrato" e una springer completamente realizzata a mano.


La scelta della forcella non è assolutamente casuale, come mi spiega Mirko: è fatta secondo i dettami di Steve Allington, membro storico di quei matti degli Hamsters; funse (passato remoto di "fungere", ho dovuto cercarlo sul dizionario) da ispirazione per quelle successivamente realizzate da Arlen Ness.


La stessa che equipaggia il brutale chopperone evo, e la più raffinata digger su base Ironhead vicino, un vero capolavoro.


Vincitrice a Verona l'anno scorso, questo fantastico mezzo vede il telaio e molti altri componenti (tra cui ovviamente la forca) realizzati con cura e fantascientifica cultura (fa rima) da parte dei Marinelli. A coronare il tutto ci pensa Roby di Custom Design, uno dei migliori verniciatori italiani ed europei.


Sul turchese delicatissimo spicca la foglia d'oro, quasi un topos dello stile digger, ma che non risulta mai esuberante.



Per quanto riguarda Steve Allington, ed in generale quell'epoca spaziale in cui le motociclette presero coscienza di classe, vi rimando qui, a uno dei migliori blog in circolazione.


HD Pontina si fa notare con un onestissimo e incazzatissimo Softail da sparo. Notare codino, grafiche di carburatori e Woody Woodpecker che fuma sul serbatoio. Ce piace.





Poco più in là, in una nicchia piena di tesori, stanno i fratelli Gazzi de Lo Scorpione Kustom.


Serbatoi AMF, borse Duo-Glide, teste Shovel, cover primaria "diamond"...ho appena finito di strozzarmi il panino, quasi senza masticarlo (tipo Homer), ma improvvisamente sento di nuovo appetito.


Nel "parterre" del bike show (non so come chiamarlo, in pratica quell'area recintata dove le moto stanno tutte impilate una accanto all'altro che non si riesce manco a fotografarle), espongono uno Shovel del '78 recentemente terminato.


Le foto (come spesso accade se le fo io) non rendono assolutamente giustizia all'enorme lavoro fatto su questa moto, tanto più se consideriamo le condizioni in cui era arrivata all'officina.


Andando ogni tanto il sabato mattina a scassare il belino ad Andrea e Alessio mentre lavorano, ho avuto modo di seguire un po' la trasformazione radicale eseguita sul mezzo, per ottenere un chopper swingarm da paura. Strada poco calcata quella del forcellone, ma assolutamente degna di miglior fortuna: la missione giusta per Andrea & Co.


Il telaio swingarm viene dunque non solo tenuto, ma gli viene dato anche quel lustro che merita. Dalla foto sopra non si capisce una ceppa (ovviamente), ma la soluzione per montare sissy e sella doppia sull'ammortizzatore è veramente una figata: il sissy parte da sotto il parafango (ancorato al telaio), ed esce allo scoperto per puntare verso il cielo (una soluzione, questa di sissy integrato nel parafango, resa famosa da "Crazy" Frank Salcido). Ammortizzatori cromati con coperchi completano il lavoro.


Un manubrio bello rilassato, i cerchi della misura giusta, forche decenti e non quelle robe tedesche larghissime che ogni tanto si vedono, e quel misto di chicche vintage introvabili e tocchi realizzati a mano fanno il resto, insieme all'impeccabile verniciatura di Alessio (a proposito di verniciatori con un certo manico).
But wait: there's more!


Un evo con i contro-quasar fa la sua apparizione, ruote da 16 da blitzkrieg per le vie di Hollister, e verniciatura bianco-fumante (per l'elezione del papa? no) per chiarire chi è il capo.


Questo minaccioso bobberone da sparo, manubrio basso e scarico due in uno ceramicato (e in visibile erezione), è "solo" uno dei tanti modi in cui Lo Scorpione riesce a coniugare i suoi mezzi, con un'interpretazione sempre originale dello stile più classico, e che decisamente non sfugge allo sguardo.


Split tanks in stile WR (insospettabilmente ricavato da un inchiavabile serbatoio di uno Sportster Custom), manubrio flat track, sella artigianale con pelle screpolata strizzano l'occhio alla gloriosa storia delle racer in casa Harley. Ma il particolare che infila la tripla da metà campo è la verniciatura. A sto giro lo stile a cui Alessio si rifà è un altro estremamente prezioso per ogni appassionato di kultura kustom: quando Kenny Howard - in arte Von Dutch - cominciò a verniciare auto e moto agli inizi degli anni '50, il suo modo di disegnare le fiamme si distingueva da tutti gli altri stili in voga fino a quel tempo, tanto da venire chiamate "Von Dutch flames". 



Insomma, tutto questo viene da parecchio lontano. E vengo a sapere che questa moto vince il "Best Old School" alle premiazioni della domenica. Devo essere onesto, mi ero dimenticato ci fossero i premi, dunque non ho la minima idea di quali altri classi ci fossero né chi siano i vincitori (solita insipienza da parte mia). Ma sicuramente, questo è meritato.


Poco oltre, G Garage espone qualche cavallo di razza: in prima fila un Ironhead tigrato, con coda rigida imbullonata e tanta tanta classe.



Subito dietro, una Elettrona Shovel è pronta per l'azione.



E infine, su "un letto di piume", una mitologica Triton, motore pre-unit direttamente da Hinckley, UK.



Lo stand del professionista Dino Romano espone mezzi di qualità, ma su tutti spicca il trattamento floreale riservato a questo Guzzi.




Passion Garage con un simpatico scramblerino su base Honda CBFour 400, del '78.


Proprio di fronte, Roberto di Custom Design scende dal Piemonte, terra di suggestioni lisergiche, con tutta la potenza della sua arte psicotropa.



Dall'altra parte dell'ingresso rispetto ai tremendi hot-rods dei Rumblers c'è lo stand di un altro mitico e cazzutissimo gruppo romano: quello degli Old Irons, titolo sotto il quale si riuniscono alcune delle personalità storiche dell'epopea Harley di Roma. 


Nomi come Geronimo, i Baroni, il Camo e tanti altri, organizzatori di uno dei raduni più magnetici d'Italia a cui, mannaggia la tr*ia, non sono ancora riuscito ad andare: il Ferrivecchi, che si tiene nella meravigliosa terra d'Abruzzo, a Campo Imperatore, sotto le cime del Gran Sasso d'Italia.


Tra balle di paglia e tronchi rozzamente tagliati, stanno tre motociclette che sanno di storia vera, di vite succhiate al midollo, di corse sofferte e godute.


I due Panhead sono dei Baroni. Generals gathered in their masses, just like witches at black masses.



Il flat è del Geronimo. Vi suona familiare? Detto anche Goyatlay, "l'uomo che sbadiglia" e' stato un leggendario condottiero della nazione indiana. Ma non era questo che volevo dire: è anche infatti il fondatore di uno dei più longevi biker bar d'Italia.


Purtroppo gli spazi sono quelli che sono, e le angolature da rincoglionito non riescono a dare un'idea della bellezza di queste motociclette; non vi nascondo che mi piacerebbe riuscire a fotografarle e a raccontarvi la loro storia come si deve, in futuro. Chissà. Chi vivrà, vedrà. Chi vorrà, vivrà. In libertà, Hakuna Matata.


Fuori dal padiglione, scintilla il sole sulle macchine americane portate da Rumblers, dal Portoricano e da amici. Se siete stati attenti a lezione, vi ricorderete quel Ford shoebox grigio...





Del sole ne approfittano anche Sayone & friends.


Ormai sono le quattro passate. Di gente ormai ce n'è parecchia, quanto basta per capire che la fiera sta avendo un successo consistente, e per capire che mi sta venendo la claustrofobia a girare fra gli stretti stand.


Il sole è ancora alto. C'è tempo per un giro verso la costa, a vedere il tramonto.


Nel parcheggio, ordinato e tranquillo - grazie all'impeccabile servizio d'ordine che si fa valere - c'è spazio per qualche motorino niente male.






A quest'ora del giorno, e in questa stagione, i cancelli di Ostia sono sempre una vista rilassante.



Questa fiera è stata una bella e attesa novità, e per anticipare la stagione motoristica che sta per iniziare, non c'è modo migliore.


  La primavera, sembra, è dietro l'angolo.
DicE, DicE, baby.

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On a sad note, we'd like to dedicate a thought to mr. Matthew Davis, co-founder, with mr. Dean Micetich, of the marvelous Dice Magazine. 
I didn't know him, but the humour, the spirit, the style and the ironic, laid-back attitude of the magazine he co-created; that is an influence I really admired and felt, and humbly tried to convey through the pages of this website, with dubious results. Not to mention the influence his and mr. Micetich's work had on our taste in bikes and - why not - on our way of living these bikes.
Our thoughts and prayers go to his family and friends.

Please donate and help cancer research: Fuck cancer. Let's ride.